<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844</id><updated>2008-03-11T17:31:51.528-07:00</updated><title type='text'>DecidereBologna</title><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default'/><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml'/><author><name>deciderebologna</name></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>256</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-8033770265788144557</id><published>2008-03-11T17:22:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T17:31:51.561-07:00</updated><title type='text'>Protezionista o liberale? I dubbi del Pdl</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/GIANNELLI-738885.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/GIANNELLI-738871.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Sole 24 Ore del 11 marzo 2008, pag. 12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Guido Gentili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il programma del Pdl è liberal-liberista o social-protezionista? Prevalgono le idee di Tremonti, il cui nuovo libro, La paura e la speranza, sta infiammando il confronto politico, o quelle della pattuglia Brunetta-Martino-Della Vedova? Infine: che cosa sceglierà di fare, o di non fare, Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo da un dato di fatto: la " Carta dei Valori", cioè l'ancora del programma del Pdl. Volendo semplificare, si può dire che la lettura delle sei cartelle riflette assai di più le tesi di Tremonti che non quelle del terzetto pro-globalizzazione (frutto a sua volta di convergenze diverse: Brunetta socialista, Martino liberale "friedmianiano", Della Vedova riformista radicale).Si legge nella "Carta" che il "modello sociale europeo" è quello cui occorre far riferimento e che la globalizzazione ha imposto «rapidi e non sempre positivi cambiamenti alla nostra vita sociale ed economica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Da qui la sfida per «fondere armoniosamente le nuove forze di mercato con il dinamismo economico, il rispetto della persona umana, e la responsabilità sociale».Conclusione operativa: «Noi ci impegniamo a sostenere in sede europea politiche mirate a ridurre il volume delle regole non essenziali (tipo la fitta normazione sulle dimensione delle cipolle, ndr) e a difendere la nostra produzione dalla competizione asimmetrica che viene dall'Asia, dove è necessaria l'effettiva e paritetica applicazione delle regole di rispetto sociale e ambientale comunemente accettate e sottoscritte dai più importanti Paesi asiatici».Insomma, il Pdl preme perché l'Europa si difenda dalla sleale concorrenza asiatica con il sistema dei dazi e delle quote, concetto ripetuto nelle "missioni" del programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; È l'idea forte di Tremonti, sulla scia dei programmi "difensivi" di McCain e Obama negli Usa. E l'idea della Lega, ieri come oggi.Il 20 febbraio è apparso su «La Padania» un documento a doppia firma Bossi-Tremonti così titolato: «La globalizzazione ha fatto esplodere il carovita e ha rovinato le famiglie coi mutui». Si parla di crisi dell"assolutismo capitalista", di «follia che ci ha staccato dai valori», di «ritorno alla materialità del duro lavoro, l'opposto dei salotti e dei loft della finanza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si consideri, poi, che lo stesso Berlusconi, in caso di vittoria, ha annunciato per Tremonti un ruolo da ministro dell'Economia. Il che dovrebbe spegnere ogni altra polemica sul senso di marcia (piaccia o non piaccia) della politica del Pdl.Ma ecco il problema: Berlusconi. Nel 2004, su pressione di Fini e Casini, costrinse proprio Tremonti, che criticava Pallora Governatore Fazio, a lasciare il ministero. Salvo poi ripescarlo, in finale di legislatura, dopo la breve parentesi di Siniscalco. E (piaccia o non piaccia) fu proprio Brunetta, consigliere di Berlusconi, uno dei critici più severi di Tremonti nel corso della passata legislatura.Oggi, dietro le quinte dell'interessante confronto culturale, lo schema si ripete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Di qua Tremonti, di là i suoi critici, ma tutti sotto lo stesso tetto (fattosi più grande). Berlusconi galleggia sui contrasti e non arbitra la partita, finendo così per accrescere la confusione. E quando fischia il Cavaliere ecco scendere in campo il leader ultra dei tassisti romani Bittarelli e l'imprenditore Ciarrapico (fascista, ma anche nel recente passato ammiratore del Pd di Bettini e Veltroni). All'insegna, sconcertante, del tutto si tiene. Anche se tutto ha un limite invalicabile&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/protezionista-o-liberale-i-dubbi-del.html' title='Protezionista o liberale? I dubbi del Pdl'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=8033770265788144557' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/8033770265788144557'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/8033770265788144557'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-5661580029694205849</id><published>2008-03-11T17:15:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T17:21:54.382-07:00</updated><title type='text'>Quegli esclusi... con dolore</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/25-785179.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/25-785177.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da L'Opinione del 11 marzo 2008, pag. 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Paolo Pillitteri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diciamocelo: la battuta migliore, come (quasi) sempre, l'ha detta il Cavaliere alle prese con inclusioni (poche) ed esclusioni (significati­ve) dalia lista. "Ci vorrebbe il proporzionale, troppe esclusioni sono dolorose!". In effetti, le esclusioni motu proprio sono state non soltanto dolorose - per gli esclusi, ma non solo - ma soprattutto indicative, se non di un progetto "anti", per lo meno di una tendenza "versus". Quando infatti il Leader del Pdl ha messo in cima ai suoi pensieri l'entrata nel PPE intesa non solo come exequatur europeo per l'ex fascismo finiano ma anche in funzione di una ulteriore captatio benevolentiae della Chiesa ritenuta troppo spostata sul trio Casini-Pezzotta-Tabacci, in quel momento si metteva in disparte il cosiddetto partito liberale di massa, con annessi e connessi di casa laica, liberismo e libertarismo ecc. Scelta legittima, ben s'intende e, forse, utile. Quel forse è tuttavia inficiato da una serie di valutazioni che il complesso delle liste "nuove" - a destra come a sinistra - suggerisce. Intanto sorprende, e non favore­volmente, l'esclusione di Daniele Capezzone, già punta avanzata di una suggestiva posizione liberista che, con la sua uscita-esclusione dal clan di Pannella aveva messo in risalto le contraddizioni insanabili dentro il governo Prodi e contribuito alla sua crisi, sgretolando i consensi sul versante agenda Giavazzi, liberalizzazioni, club dei volonte­rosi. Se si pensa che nel campo opposto il Veltroni ha immesso nelle liste personaggi bensì dell'imprenditoria ma solo "pour epater", perché slegati da un preciso proget­to in chiave modernizzante e liberalizzatrice - come invece ha fatto per anni il lungimi­rante Zapatero portando, se possibile, an­cora più a maturazione i frutti del liberali­smo di Aznar - sorge una domanda: che fine farà la pattuglia radicale finita embedded dentro un Pd che quanto a laicismo è agli antipodi del vittorioso Psoe? Altre assenze, sempre su questo versante, sono non meno significative, se si pensa al disprezzo veltroniano per i socialisti, forse per timore del contagio del solo nome, proprio nel mo­mento in cui stravincono in Spagna. E che dire, a destra, della decimazione della pat­tuglia laico-liberale di Jannuzzi, Del Penni­no, Biondi, Sterpa e altri ancora? Il lamento berlusconiano per le amputazioni necessarie si salda con l’implorazione per quel proporzionale, cancellato proprio dal calderoliano "Porcellum" che ha sostituito la scelta dei parlamentari da parte dell'elettore con una semplice nomina dall'alto. Una pacchia, per i capipartito, ancorché dolorosa... E dell'e­sclusione di Mastella, prosciolto dopo un massacro media­tico "a la Craxì", per dirla alla francese, la­sciato solo da amici antichi e nuovi che, pure, si erano spesi in promesse? Che la sua, di fermarsi un giro, appare come una delle risposte più di­gnitose all'impe­rante "menefre­ghismo". Dal "me ne frego" di squadristica memoria che accomuna la politica e l'anti­politica in nome del tirare a campare. Per vincere. E per governare?</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/quegli-esclusi-con-dolore.html' title='Quegli esclusi... con dolore'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=5661580029694205849' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5661580029694205849'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5661580029694205849'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-1345280370357438891</id><published>2008-03-11T17:13:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T17:14:41.423-07:00</updated><title type='text'>Casini 2008 vs Casini 1994. Perché è utile il “voto utile”</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/f6eaaee07218a429f2cad9fcb8cdcd1d-765519.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/f6eaaee07218a429f2cad9fcb8cdcd1d-765515.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Daniele Capezzone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Roma, 11 mar (Velino) - Pierferdinando Casini e la sua Udc allargata (o un po’ allargata) sono molto irritati dal richiamo berlusconiano al voto utile: ne temono la valenza delegittimante rispetto alle loro velleità terzopoliste, e ne temono soprattutto la forza elettorale. Insomma, a Via Due Macelli si paventa una brutta sorpresa elettorale, nonostante le ostentazioni di sicurezza fatte in tv da tutti gli esponenti centristi (peraltro, a reti unificate: Casini e i suoi sono infatti i più coccolati, finora, dal sistema televisivo). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il leader Udc, in realtà, ha poco di cui lamentarsi. In realtà, scegliere tra Pdl e Pd è positivo e razionale, innanzitutto, perché incoraggia una logica di semplificazione, una spinta verso un tendenziale bipartitismo, come avviene in tutti i Paesi dell’Occidente avanzato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo punto di vista, non si tratta solo di un “voto utile”, ma soprattutto di un “voto che decide”, di un “voto di Governo”. Tutti gli altri voti - e in primo luogo il voto all’Udc - sono certamente rispettabili, ma non decideranno sul Governo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O, peggio ancora, rischierebbero di consegnare ad alcuni capipartito una delega in bianco, per costruire Governi dopo il voto, senza o contro la volontà degli elettori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché le scelte sono due: o di qua, o di là. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’altro, la scelta di Pierferdinando Casini contraddice la giusta decisione che lui stesso prese nel 1994, quando, mentre un pezzo della vecchia Democrazia Cristiana (con Martinazzoli) si metteva di mezzo, Casini comprese che doveva schierarsi in uno dei due Poli. Perché oggi capovolge quella giusta scelta di 14 anni fa?</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/casini-2008-vs-casini-1994-perch-utile.html' title='Casini 2008 vs Casini 1994. Perché è utile il “voto utile”'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=1345280370357438891' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1345280370357438891'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1345280370357438891'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-1793979713583670172</id><published>2008-03-11T17:08:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T17:12:12.699-07:00</updated><title type='text'>Mai liste così modeste. Unico criterio: la fedeltà al capo</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/bv-702597.bmp"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/bv-702570.bmp" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Sole 24 Ore del 11 marzo 2008, pag. 15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Stefano Folli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che la battaglia delle candidature è finita, si può verificare quanto siano mediocri le liste approntate dalle due maggiori formazioni, Popolo della libertà e Partito democratico. Salvo rare eccezioni, la pessima legge elettorale in vigore ha permesso ogni sorta di abuso ai vertici dei due partiti. Basta scorrere l'elenco dei candidati «blindati», cioè sicuri dell'elezione. Sono stati svuotati gli uffici stampa e le segreterie, saccheggiati i ruoli degli «assistenti parlamentari». Il seggio garantito è un'elargizione offerta dal capo-partito ai suoi subalterni fedeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appunto la fedeltà è l'unica dote richiesta. Non la preparazione professionale o la conoscenza del diritto e della macchina dello Stato, tanto meno il senso politico. Niente di tutto questo, ma l'assoluta fedeltà ai voleri del leader. Difatti si va in Parlamento quasi esclusivamente per premere il pulsante nelle votazioni. Non per svolgere attività legislativa, mettere a punto disegni di legge e interrogazioni, alimentare il dibattito sui grandi temi. E nemmeno ci si va per tenere qualche discorso di rilievo in aula (peraltro quasi sempre semi-deserta).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella remota e vituperata Prima Repubblica il lavoro parlamentare assorbiva energie spesso di prim'ordine. Anche quando il sistema politico stava degenerando, alla Camera e al Senato agiva un piccolo esercito di professionisti della vita civile, oppure di professionisti della politica: in entrambi i casi erano personaggi in grado di lasciare un'impronta nella legislatura. E gli errori di fondo (ad esempio, le leggi che gonfiavano la spesa pubblica) erano il frutto di scelte politiche sbagliate, quasi mai nascevano dalla cattiva qualità del singolo legislatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è diverso. Complice la legge Calderoli, i due leader, Berlusconi e Veltroni, hanno riempito le liste con le figure più stravaganti. Tanto nessuno deve prendersi la briga di raccogliere voti, fare campagna elettorale, convincere gli italiani. Non ci sono collegi, se non pro-forma. Non c'è più alcun rapporto fra gli elettori e l'eletto. Le radici territoriali sono sempre meno importanti. C'è una deputata altoatesina di Forza Italia, molto nota a Bolzano, che si è ritrovata spedita in Campania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per certi aspetti, si registra anche sui criteri delle liste una curiosa simmetria fra i due principali contendenti. Che procedono per categorie: le donne, i giovani... Ma in realtà le figure davvero rappresentative della società (le scienze, l'università, il mondo produttivo) non sono più di una ventina. Il resto serve solo a far da contorno ai capi. Infatti si voteranno i leader, non i candidati. Mai campagna elettorale è stata così centrata sui due personaggi-simbolo, Berlusconi e Veltroni. Tutti gli altri svaniscono sullo sfondo, una volta esaurita la loro breve funzione simbolica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il resto avremo chi porterà in Parlamento l'inesperienza, come ha detto una simpatica ragazza veltroniana. Viceversa, dalle Camere resteranno fuori molti esponenti della cultura liberale (lo ha notato su queste colonne Salvatore Carrubba). La penosa polemica intorno a Ciarrapico e alla sua fede fascista la dice lunga sulla sensibilità di chi ha compilato le liste. Nell'Italia del 2008 avremo in Parlamento Ciarrapico, ma non Capezzone. E nemmeno un vecchio leone come Marco Pannella ha trovato ospitalità (nonostante il gesto del socialista Boselli). L'argomento dell'età è servito a eliminare personaggi scomodi e soprattutto poco allineati ai due leader di partiti che ormai sono solo macchine per raccogliere il consenso.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/mai-liste-cos-modeste-unico-criterio-la.html' title='Mai liste così modeste. Unico criterio: la fedeltà al capo'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=1793979713583670172' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1793979713583670172'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1793979713583670172'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-6881477939637794287</id><published>2008-03-11T16:53:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T17:08:36.013-07:00</updated><title type='text'>"E' l'uomo giusto": così Letta ha spinto Silvio a candidarlo</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/ciarra-799309.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/ciarra-799285.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da La Stampa del 11 marzo 2008, pag. 3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Augusto Minzolini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul nume tutelare che ha imposto nelle liste della Pdl il nome di Giuseppe Ciarrapico e sui motivi di questa scelta ieri se ne sono dette tante. Si è parlato di Cesare Previti, già parlamentare e ministro di Forza Italia e avvocato fidato di Silvio Berlusconi. Mentre tra le congetture la più gettonata è stata quella che inquadra la candidatura del Ciarra, fascista non pentito che negli anni si è ritrovato alla corte di Andreotti con una grande passione per i giornali e le acque minerali, come un’operazione «anti-Storace». In realtà il personaggio che lo ha voluto in lista a tutti i costi, visto che Gianfranco Fini ha smentito la paternità della scelta come pure mezza Forza Italia, è stato niente poco di meno che il gran visir del Cavaliere, Gianni Letta. «E’ una cosa che dobbiamo fare», si è limitato a dire dall’alto della sua influenza alla commissione del partito che ha lavorato sulle liste. E così è stato. Né le dichiarazioni imprudenti sul fascismo (l’uomo ombra di Berlusconi ha fatto una lavata di testa al candidato), né le magagne che il «Ciarra» si porta appresso (l’ultima è del 31 gennaio con l’Agenzia delle entrate che lo ha iscritto a ruolo per un’evasione di un milione e mezzo di euro di imposte personali) gli hanno fatto cambiare idea o sorgere qualche dubbio sull’opportunità. Ma in fondo Letta qualche ragione ce l’ha. Ricorda con una punta d’ironia Mario Valducci, uno dei maghi del marketing politico del Cavaliere: «Negli anni in cui andava a braccetto con il principe Caracciolo e i suoi quotidiani in Ciociaria attaccavano il centro-destra, per Veltroni e i suoi Ciarrapico era un perfetto democratico. Ora che è venuto con noi è tornato fascista». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cose che avvengono in questa strana campagna elettorale in cui può succedere di tutto. C’è chi come Ciarrapico è stato imposto dentro le liste da Letta e chi come l’ex presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, rifiuta la candidatura quando, in realtà, è stato rifiutato. Sempre da Letta. Già, perché D’Amato ha dichiarato ai quattro venti di aver detto «no» al Pdl per questioni programmatiche, ma dalle parti del Cavaliere viene offerta un’altra versione: che alla fine chi ci ha ripensato non è stato l’industriale napoletano ma proprio Berlusconi che si è fatto due conti e ha capito che non valeva la pena di ingaggiare uno scontro mortale con Confindustria. Dall’attuale stato maggiore dell’associazione degli industriali, infatti, è arrivato recapitato al solito Letta un veto preciso sul nome di D’Amato: la sua candidatura sarebbe stata interpretata come una dichiarazione di guerra. Di fronte a queste controindicazioni, Berlusconi, spinto dal suo gran visir, si è stufato di andare dietro ad un candidato che da giorni la faceva difficile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appunto, la campagna elettorale è costellata di mezze verità. Un’altra riguarda il ritiro dalla politica di Romano Prodi. Qualche ingenuo ha scritto che la scelta del Professore poteva essere interpretata come un attacco al leader del Pd. Invece, è stato l’esatto contrario. Di sicuro Berlusconi e i suoi consiglieri la considerano un aiuto al centro-sinistra. La campagna elettorale del Cavaliere, infatti, è tutta impostata sul Leitmotiv: dietro a Veltroni e al Pd c’è l’ombra di Prodi. Con il suo annuncio l’attuale premier ha tentato di non essere più un «handicap» per i suoi. «Si è tolto di mezzo - ha spiegato ai suoi il Cavaliere - per alleggerire della sua zavorra Veltroni. Noi comunque continueremo a ricordare che è ancora a Palazzo Chigi». Del resto, sembrerà paradossale, il «ritiro dalla politica» era la mossa più politica che il Professore aveva a disposizione: il suo è un gesto nobile che lo colloca al di fuori della bagarre e con il quale acquisisce riconoscenza. Per il futuro si vedrà? A stare appresso alle dichiarazioni del passato a quest’ora Veltroni doveva avere in tasca un biglietto per l’Africa da un pezzo. Pochi glielo hanno rammentato. Se un giorno il Professore dovesse tornare in un modo o nell’altro in politica saranno sempre quei pochi a rinfacciargli il ritiro di oggi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto in campagna elettorale tutto è permesso. Basta un candidato sbagliato per scendere nei sondaggi e una battuta ad effetto per risalire anche se tutti gli studi dimostrano che la gente è stufa, che del 25% di indecisi il 18% ha già deciso di disertare le urne. E da una settimana all’altra le tendenze cambiano, segno della confusione che regna nell’elettorato. Certo la differenza tra la coalizione che sostiene Berlusconi e quella di Veltroni si aggira sempre tra il 9-10% (il 9,4% per l’esattezza secondo i sondaggi del Cavaliere). Solo che il Pd, sempre nei dati che sono sulla scrivania del leader del centro-destra, ha recuperato la flessione della scorsa settimana (è salito di un punto e adesso è al 33,5%) riprendendo quello che aveva perso nei confronti di Casini (la costituente di centro è tornata al 5,1%) e rosicchiando ancora qualcosa alla sinistra di Bertinotti (la sinistra è scesa al 6,8%). Alla Camera il Pdl (ora al 39,6%) ha perso invece un mezzo punto a favore della Lega. Mentre al Senato i due maggiori partiti - grazie al voto disgiunto - hanno percentuali superiori: il Pdl ha il 41,4% mentre il Pd il 34%. Visto che nell’opinione pubblica ormai si è fatta avanti la convinzione che questa è la battaglia decisiva, nelle intenzioni di voto per Palazzo Madama si accentua il processo di polarizzazione verso i grandi. Naturalmente questi alti e bassi rendono ancora più difficile prevedere cosa succederà al Senato: il Cavaliere è sicuro di strappare una buona maggioranza («almeno quindici senatori»); Veltroni è tornato a sperare («non so se riusciremo a pareggiare al Senato, ma ormai un buon risultato, un 35-36%, è a portata di mano»). Entrambi, quindi, sono convinti di farcela. Motivo? L’ottimismo è d’obbligo in campagna elettorale.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/e-luomo-giusto-cos-letta-ha-spinto.html' title='&quot;E&apos; l&apos;uomo giusto&quot;: così Letta ha spinto Silvio a candidarlo'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=6881477939637794287' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/6881477939637794287'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/6881477939637794287'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-5227838477215005808</id><published>2008-03-11T16:51:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T16:53:15.397-07:00</updated><title type='text'>Il laico Zapatero</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/zapatero-769860.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/zapatero-769852.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da La Stampa del 11 marzo 2008, pag. 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Gian Enrico Rusconi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una serena, ferma e dignitosa difesa dello Stato laico vince elettoralmente in una democrazia matura. Questa è la semplice lezione del successo di José Luis Zapatero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che le varianti in gioco nelle elezioni spagnole erano e sono molte. Sappiamo che le differenze tra l’Italia e la Spagna sono grandi. Ce ne siamo dimenticati, anche per una certa provinciale supponenza che per decenni ci ha illuso di «essere più avanti» degli spagnoli. Adesso ci stanno dando molte lezioni: dal dinamismo economico all’impegno nelle istituzioni europee. Da qualche tempo ci offrono pure l’esempio di uno Stato che ha riscoperto il gusto della propria autonomia e dignità nel dimostrare con i fatti di essere l’unico depositario dei criteri dell’etica pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il plusvalore della laicità ha certamente rafforzato la prospettiva «socialista» della politica zapateriana, che punta sulla valorizzazione della «cittadinanza sociale». Solo l’eutanasia del socialismo nel nostro Paese impedisce di cogliere il nesso fecondo tra socialismo della cittadinanza e diritti civili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel merito si può essere d’accordo o no su questa o su quella iniziativa di legge (dalle nuove regole sul divorzio ai matrimoni gay), ma non c’è dubbio che il governo socialista sta sviluppando una strategia efficace. Consente all’opposizione cattolica ed ecclesiastica di dispiegare tutto il suo potenziale di protesta pubblica, senza farsi intimidire. Soprattutto non si lascia dettare lezioni su che cosa sia la «vera laicità dello Stato». Il risultato è che nulla fa infuriare di più i clericali spagnoli del sorriso disarmante di Zapatero quando annuncia e ribadisce le sue misure di laicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con buona pace dei nostri clericali, non si può dire che «la sfera pubblica» spagnola sia condizionata dal laicismo di Stato. Nulla impedisce ai cattolici spagnoli, che seguono le direttive della gerarchia, di manifestare senza restrizioni i loro convincimenti con il massimo di pubblicità. Ma le loro ragioni non convincono la maggioranza degli spagnoli. È quindi sbagliato affermare che le iniziative di Zapatero fanno violenza alla buona popolazione spagnola. Semplicemente la gente, credente o non credente, è laicamente più matura dei suoi rappresentanti clericali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se il risultato elettorale spagnolo cambierà qualcosa nel nostro Paese nelle strategie politiche (tali sono anche quelle della Cei) in previsione di misure di legge che rientrano sotto i criteri della laicità dello Stato. Oggi in Italia è in atto una tregua elettorale, dettata dalla convenienza politica e da un calcolo di aritmetica elettorale. È il segnale di un intreccio intimo e strumentale tra i meccanismi democratici e la volontà di una parte del mondo cattolico di condizionare dall’interno (a cominciare dal Pd) i processi della decisione politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non siamo dunque in una situazione spagnola, neppure per quanto riguarda «la sfera pubblica», che da noi è saldamente presidiata dalle forze cattoliche in linea con la dottrina o meglio con la strategia della Chiesa. Ma la linea intransigente dettata dalla parola d’ordine della «non negoziabilità dei valori», confondendo la dottrina della Chiesa con una strategia politica, mette in difficoltà la democrazia o quanto meno la sua funzionalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci stancheremo di ripetere che in democrazia «non negoziabili» sono soltanto i diritti fondamentali, tra i quali al primo posto c’è la pluralità dei convincimenti, pubblicamente argomentati. Ad essa deve essere subordinato l’impulso a far valere i propri valori (per quanto soggettivamente legittimi) nei confronti degli altri cittadini. Dopo di che, evidentemente, si apre lo spazio al confronto - anche duro - delle ragioni che sono condivise o che dividono, e quindi alle regole del gioco democratico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se un futuro ipotetico governo Veltroni proporrà leggi non gradite alla gerarchia ecclesiastica, sostenendo il principio dell’autonomia dello Stato laico e il primato costituzionale del pluralismo etico. Dovrà prima fare i conti con alcune componenti interne del suo stesso partito, che non mancheranno di ricattarlo. Da questo punto di vista, anche se lo volesse, Veltroni non potrebbe agire con la fermezza di Zapatero. Si è già messo nelle condizioni politiche di non poterlo imitare, ammesso che lo voglia fare. Non aspettiamoci dunque un Veltroni-Zapatero. Non potrà e non saprà farlo. Lo apprezzerà magari a parole, ma da lontano. Nel suo stile.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/il-laico-zapatero.html' title='Il laico Zapatero'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=5227838477215005808' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5227838477215005808'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5227838477215005808'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-1276219241684597101</id><published>2008-03-11T16:48:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T16:50:42.404-07:00</updated><title type='text'>Bloccata la marcia per il Tibet Il Dalai Lama denuncia la Cina</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/tibet1-723419.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/tibet1-723414.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Corriere della Sera del 11 marzo 2008, pag. 16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polizia di Dharamsala, nel nord dell'India, ha bloccato centinaia di tibetani in esilio, in marcia verso il Tibet per protestare contro l'occupazione cinese della regione himalayana e lo svolgimento delle prossime Olimpiadi a Pechino. Tra i manifestanti anche il parlamentare dei radicali e segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio d'Elia. La marcia — prevista in sei mesi, dall'India al Tibet — era iniziata ieri in coincidenza con l'anniversario della fallita rivolta contro il governo cinese in Tibet, che obbligò il Dalai Lama ad andare in esilio nel 1959. Atul Fulzele, capo della polizia di Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, ha spiegato che un ordine che vieta ai manifestanti di lasciare l'area è stato deciso dal governo indiano. Più di mille dimostranti hanno sfilato a Nuova Delhi, alcuni di loro avvolti in garze sporche di sangue finto e con la sagoma degli anelli olimpici al collo (foto), a rappresentare delle fiaccole olimpiche insanguinate. Il Dalai Lama ha poi denunciato con forza la repressione cinese in Tibet, con dichiarazioni insolitamente dure. Il premio Nobel per la Pace 1989 e leader spirituale dei tibetani ha attaccato le «enormi e inimmaginabili violazioni dei diritti umani» commesse dalla Cina in Tibet, che arrivano a «negare la libertà religiosa», ha detto Tenzin Gyatso.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/bloccata-la-marcia-per-il-tibet-il.html' title='Bloccata la marcia per il Tibet Il Dalai Lama denuncia la Cina'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=1276219241684597101' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1276219241684597101'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1276219241684597101'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-2427073691198507567</id><published>2008-03-10T17:53:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T17:54:59.128-07:00</updated><title type='text'>Programma economico liberista</title><content type='html'>Trasformare la Finanziaria in semplice legge di bilancio, semplificare la tassazione in tre aliquote. Esenzione fiscale al Sud e flat tax al 10% per gli stranieri residenti nel Mezzogiorno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Carlo Lottieri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potremmo definirlo un programma in cerca di interpreti. Il “manuale per le riforme” dell’Istituto Bruno Leoni è insomma l’opposto delle promesse elettorali, utilizzate solo per attrarre voti. Quello dell’Ibl vuole invece essere uno strumento per chi, tra poche settimane, erediterà l’Italia di Romano Prodi e dovrà fare tutto il possibile per ridare slancio a un’economia in difficoltà. Realizzato da un pool di studiosi (in parte ricercatori dell’Istituto, in parte esperti di fama: da Michele Tiraboschi a Ugo Arrigo, da Giuliano Cazzola a Giuseppe Pennini, per limitarsi a citare solo qualche nome), il manuale offre un’ampia rappresentazione delle riforme liberiste di cui l’Italia avrebbe bisogno. In primo luogo, il bilancio. Per l’Ibl è indispensabile abolire quel provvedimento omnibus che è la finanziaria, trasformandola in una semplice legge di bilancio, che indichi l’insieme delle entrate e delle uscite e non sia più l’occasione per “assalti alla diligenza”. Ed è egualmente indispensabile abbassare e semplificare la tassazione, adottando – questa è la proposta del manuale – sole tre aliquote: 20% da 8 mila euro a 20 mila euro, 25% fino a 70 mila euro, 33% oltre i 70 mila. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per di più, in merito al Sud si propone di abolire ogni aiuto, introducendo un’esenzione fiscale generalizzata e anche una flat tax al 10% per gli stranieri che decidono di portare la residenza nel Mezzogiorno. Una parte rilevante del lavoro, intitolato “Liberare l’Italia”, punta inoltre a superare una volta del tutte lo Stato imprenditore. Per Ibl è indispensabile non già costruire altre case popolari, ma invece cedere l’intero patrimonio edilizio e semmai introdurre – con i capitali ottenuti – forme provvisorie di aiuto alle famiglie bisognose. Ugualmente importante è privatizzare Eni, Enel, Poste Italiane, Finmeccanica, Cassa Depositi e Prestiti e via dicendo. Per quello che riguarda il welfare, si propone l’introduzione di forme di concorrenza all’interno della sanità, l’abolizione del valore legale dei titoli di studio e un finanziamento degli istituti sulla semplice basi degli iscritti (introducendo, di fatto, una forma di buono-scuola). Quello proposto degli studiosi dell’Ibl è quindi un mix di opzioni rivoluzionarie e di riforme del tutto ragionevoli, possibili, fattibili. E’ assurdo attendersi che chi vincerà le elezioni possa sposare in toto il pacchetto riformatore, ma sarebbe un disastro se ognuna di queste proposte dovesse restare lettera morta.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/programma-economico-liberista.html' title='Programma economico liberista'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=2427073691198507567' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/2427073691198507567'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/2427073691198507567'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-7305884638023839690</id><published>2008-03-10T17:47:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T17:53:24.497-07:00</updated><title type='text'>Quando tutti si dicevano liberali,ora non piu!</title><content type='html'>di Salvatore Carrubba&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; da Il Sole 24 Ore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parabola del mercato ridotto a mercatismo, ossia della condizione dell'assetto capitalista mortificata a patologia della dimensione globalizzata, riassume bene l'opacità di contenuti dalla quale prende ufficialmente le mosse la campagna elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'eterogeneità delle liste finalmente chiuse è solo la conseguenza dello sforzo di definire più che un profilo di proposte una galleria di profili: di facce, di persone, di tipi umani, di categorie professionali. La logica di acchiappare voti ha prevalso sulla capacità di fabbricare idee, premiando fedeltà che (certamente) non daranno problemi e notorietà che (probabilmente) non avranno soddisfazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, quali idee? Fatta eccezione per le frange estreme degli schieramenti, dalle visioni radicali ma esplicite (e naturalmente inaccettabili per chi si professi democratico liberale), i due grandi partiti non sembrano davvero caratterizzati da proposte drammaticamente conflittuali: frutto anche, certamente, della semplificazione interna, che consente una maggiore coerenza ideale. Potrebbe trattarsi di un buon segno. E in parte lo è perché il confronto politico generalmente ha perso il carattere ansiogeno degli ultimi quindici anni, anche se la giornata di ieri ha riattizzato polemiche sui programmi degli avversari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente, in questa piattaforma comune non si può dire prevalga un forte orientamento liberale. Il che, da un lato, può non stupire, se si considera la condizione di perdurante minorità dei liberali nella politica italiana (in parte dovuta anche a molte loro debolezze); ma dall'altro colpisce se solo si considera l'entusiasmo da neofiti con cui tutti (esclusi forse Bertinotti e Storace) fino a pochi anni fa correvano a dirsi liberali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è successo in un così breve lasso di tempo per far sì che la rivoluzione liberista del Berlusconi del 1994 abbia lasciato il posto alla seria ipotesi di proporre dazi e invocare difese dell'italianità? E che la svolta modernizzatrice di Veltroni abbia finito con l'imboccare la via di un dirigismo dolce? Del resto, basta guardare alle liste: della vecchia, e già sparuta, presenza liberale, in entrambi gli schieramenti resta ben poco. E allora un'altra domanda è d'obbligo: ma oggi servono i liberali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dodici proposte avanzate dall'Istituto Bruno Leoni nel rapporto "Liberare l'Italia" (e anticipate giovedì scorso su queste colonne) riassumono bene il carattere rivoluzionario che oggi assumerebbe un'offerta politica basata sulla fiducia nella competizione, nel merito e nella responsabilità individuale. Basterebbe, per esempio, attuare la proposta einaudiana dell'abolizione del valore legale del titolo di studio per fare cadere d'incanto tutte le incrostazioni corporative che rendono la scuola e l'università italiane tra le peggiori d'Europa (pur con tutte le doverose, lodevoli eccezioni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dirà che anche nel resto del mondo il pendolo ha oscillato: le tentazioni stataliste sono più forti, come dimostrano in Francia le difese dei campioni nazionali e in Gran Bretagna i salvataggi dei rottami nazionali. È vero: ma è altrettanto indiscutibile che, quando in Italia liberali si dichiaravano tutti e nel mondo le riforme di mercato si facevano, il nostro Paese sia rimasto fermo, bloccato dai veti e dalle corporazioni, a partire da quelle sindacali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non abbiamo tagliato la spesa e non abbiamo perciò potuto tagliare le tasse. Non abbiamo introdotto il merito nell'impiego pubblico e la concorrenza nei servizi pubblici, e non abbiamo perciò potuto alleggerire l'apparato burocratico. Non abbiamo reso più equo ed efficiente il welfare. Non abbiamo intaccato sostanzialmente la manomorta pubblica e le rendite di posizione private. Abbiamo depresso l'innovazione e la ricerca. Abbiamo penalizzato la condizione dei cittadini e (peggio ancora) mortificato le prospettive dei giovani, deformandone le aspettative fino a convincerli che la raccomandazione conti più del merito, l'appartenenza più delle capacità, e corrompendone le percezioni fino al pregiudizio che il lavoro sia solo il "posto" e che l'impresa sia anche prevaricazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, dalla fase in cui (quasi) tutti si proclamavano liberali senza esserlo siamo passati a quella in cui (quasi) tutti fanno gli statalisti senza dirlo. E la trasformazione si maschera dietro ambiguità e prudenze di linguaggio e di proposta che velano una nuva indifferenza verso l'obiettivo di allargare l'area di autonomia, di libertà e di responsabilità nel rapporto tra cittadino e Stato. Del resto, la contraddittorietà, talvolta davvero clamorosa e indice di un imbarazzo bipartisan, presente nei due partiti maggiori sui temi eticamente sensibili dimostra lo sforzo comune di derubricare i temi più controversi pur di non dover prendere una posizione netta, quale che essa sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, ci attende una campagna civile quanto ai comportamenti, ma incolore quanto ai contenuti: una prospettiva che impone ora, a media ed elettori, di raddoppiare gli sforzi per intravedere che Italia ci promettono.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/quando-tutti-si-dicevano-liberaliora.html' title='Quando tutti si dicevano liberali,ora non piu!'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=7305884638023839690' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/7305884638023839690'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/7305884638023839690'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-6945599709442838417</id><published>2008-03-10T17:40:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T17:44:03.513-07:00</updated><title type='text'>LA SPAGNA E' ANCORA DI ZAPATERO</title><content type='html'>Vincono i socialisti, cresce anche il Pp, perdono terreno i piccoli partiti. Ma Zapatero dovrà affrontare due nodi cruciali: terrorismo e crisi economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di ENZO REALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[10 mar 08] José Luís Rodriguez Zapatero succede a se stesso e governerà la Spagna per altri quattro anni. Le urne hanno confermato quanto anticipato dai sondaggi degli ultimi mesi: il Partido Socialista Obrero Español (Psoe) vince le elezioni generali con quasi 4 punti percentuali di vantaggio sul Partido Popular (Pp) – 43,7 per cento a 40,1 - e si aggiudica 169 seggi al Congresso dei Deputati contro i 153 della principale forza di opposizione, una differenza di 16 parlamentari identica a quella registrata nel 2004. Entrambi i grandi partiti hanno guadagnato posizioni rispetto alle formazioni minori, con gli indipendentisti di Esquerra Republicana (Erc) e i comunisti di Izquierda Unida ridotti ai minimi storici. Buon risultato invece dei nazionalisti catalani di Convergència i Unió (Ciu) il cui appoggio al governo potrebbe teoricamente rivelarsi determinante dal momento che i socialisti non hanno raggiunto la maggioranza assoluta di 176 seggi. Nessuna sorpresa dunque in una giornata elettorale su cui non ha pesato più di tanto l’impatto emotivo dell’assassinio a sangue freddo dell’ex assessore socialista di Mondragón, Isaías Carrasco, per mano di un sicario dell’Eta. Una partecipazione elevata, vicina alle percentuali di quattro anni fa, è stata forse l’unico segnale evidente di reazione all’azione terrorista di venerdì scorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin dai primi exit-poll la vittoria della sinistra è apparsa chiara e i dubbi riguardavano soltanto l’ampiezza del divario. Zapatero si è presentato davanti ai suoi sostenitori della Calle Ferraz – la sede socialista - poco prima delle 23 quando i giochi erano ormai fatti, accompagnato dalla moglie e da tutto lo stato maggiore del partito. Dopo il ricordo delle ultime vittime di Eta, ha parlato di “vittoria chiara”, di “nuova tappa”, di “dialogo sociale e politico”, di “Spagna unita e diversa” ma anche di “correggere gli errori commessi”, senza peraltro specificare a cosa si riferisse. Poco dopo nella Calle Genova è stata la volta di Rajoy in un tripudio di bandiere francamente incomprensibile per un partito che aspirava a conquistare il governo del paese e che ha finito evidentemente per accontentarsi di una sconfitta onorevole. Il paradosso è che il candidato dell’opposizione è riuscito nonostante tutto a consolidare la sua leadership, migliorando sensibilmente il risultato del 2004 sia in termini di seggi che in numero di voti. Bisognerà vedere fino a che punto l’aver evitato una disfatta rinvierà una riflessione comunque necessaria nelle file dei popolari, constretti ad un’altra legislatura di purgatorio e incapaci di superare lo stallo seguito alla fine dell’era Aznar. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riflesso condizionato delle scorse elezioni generali, svoltesi sotto l’ipoteca delle stragi di Madrid, ha spinto molti a chiedersi se e in che misura l’intervento di Eta in campagna elettorale avrebbe influito sul risultato finale. Un’associazione di idee inevitabile ma tuttavia fondata su premesse sbagliate per quattro ragioni principali: per quanto esecrabile, l’omicidio di Carrasco non è comparabile per dimensioni e significato politico con la carneficina di Atocha; gli attentati dell’11 marzo intendevano colpire un governo che stava partecipando attivamente nella lotta internazionale contro il terrorismo islamista mentre i cinque spari mortali di Mondragón si producono al termine di un lungo periodo di trattativa tra Stato e terroristi; il Psoe non aveva esitato a strumentalizzare politicamente il massacro ed i tentennamenti dell’esecutivo Aznar nei tre giorni che avevano preceduto il voto, strategia che invece si è guardato bene dall’utilizzare Mariano Rajoy in questa occasione; infine si è dato per scontato che Eta volesse provocare uno “spostamento di voti” – senza peraltro specificare a favore di chi e perché – quando probabilmente l’unico obiettivo della banda era riaffermare la propria ingombrante presenza nel panorama politico della prossima legislatura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al funerale di sabato, la figlia di Isaías Carrasco chiedeva che nessuna forza politica manipolasse a fini elettorali la morte di suo padre ma allo stesso tempo ne rivendicava “le idee socialiste” e faceva appello ad una elevata partecipazione, in un riferimento troppo chiaro ad istanze di parte per non risultare stridente rispetto alla situazione in cui veniva formulato. Ma al di là di ogni considerazione secondaria prevale una constatazione di fondo: messi tragicamente di fronte al fallimento della politica conciliante di Zapatero nei confronti dell’Eta e della sua intelaiatura di connivenze all’interno della società basca, gli spagnoli hanno deciso comunque di premiare l’esecutivo in carica rinnovandogli la fiducia e dimostrando quanto sia difficile per i popolari opporsi alla formidabile macchina di gestione del consenso a tutti i livelli (istituzioni, media, opinione pubblica, associazioni) su cui la sinistra ha costruito e consolidato i suoi successi dal ritorno della democrazia ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarà tempo nei prossimi giorni per analizzare le prospettive della prossima legislatura soprattutto in chiave di eventuali alleanze. Il Psoe ha governato per quattro anni grazie ad accordi puntuali con le forze di sinistra e nazionaliste e da domani disporrà di una maggioranza ancora più ampia: è improbabile quindi che decida di limitare il proprio raggio d’azione attraverso accordi permanenti con altre forze politiche, anche se sarà interessante valutare il ruolo dei nazionalisti catalani di Ciu i cui 11 deputati potrebbero risultare decisivi in circostanze concrete. La Catalogna, dove i socialisti sono attualmente al potere con gli indipendentisti di Erc e gli ambientalisti, si è dimostrata ancora una volta un serbatoio di consensi essenziale per le sorti dell’esecutivo, regalando a Zapatero quattro deputati in più rispetto agli anteriori comizi. D’altro canto la sconfitta di Erc – i cui voti sono andati ad ingrossare il bottino socialista - ed il ridimensionamento del Partido Nacionalista Vasco (Pnv) mandano un segnale significativo al capo del governo anche in chiave di future alleanze a livello locale: gli spagnoli non vogliono che i nazionalisti condizionino la politica nazionale. A Madrid farebbero bene a tenerne conto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro vincitore di queste elezioni è il bipartitismo che si consolida quale tendenza inevitabile della democrazia spagnola grazie soprattutto alla concentrazione dei voti della sinistra attorno al Psoe, che assorbendo i consensi delle formazioni più radicali finisce per annullarne il potenziale di ricatto politico. Il nuovo corso si aprirà con due grandi incognite sul tavolo: da una parte la linea che il governo intenderà seguire nella questione del terrorismo basco (applicazione del codice penale o riproposizione del negoziato); dall’altra un’economia in fase di sensibile rallentamento le cui reali dimensioni conosceremo presto, una volta esauriti i fumi della campagna elettorale. Secondo l’Economist sarebbero proprio questi segnali di crisi a rappresentare il principale problema del nuovo governo, al punto da sostenere che queste elezioni sarebbe stato più conveniente perderle. Ma è improbabile che oggi la Spagna di sinistra si riconosca in questa analisi.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/la-spagna-e-ancora-di-zapatero.html' title='LA SPAGNA E&apos; ANCORA DI ZAPATERO'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=6945599709442838417' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/6945599709442838417'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/6945599709442838417'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-5659528860330435099</id><published>2008-03-10T17:32:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T17:39:05.083-07:00</updated><title type='text'>FRANCIA:TEST FALLITO PER SARKOZY!</title><content type='html'>- Nicolas Sarkozy e l'UMP subiscono una pesante sconfitta al primo turno delle elezioni comunali in Francia, considerate come un test fondamentale sui primi dieci mesi all'Eliseo . Secondo le stime dell'istituto Csa, a livello nazionale la 'gauche' vanterebbe il 47,5 percento dei voti nei comuni con più di 3.500 abitanti, mentre le liste dell'Ump avrebbero raccolto il 40% delle preferenze; il 4,5% andrebbe al MoDem di Francois Bayrou, e il 2% sia alla destra del Fronte Nazionale (Fn) sia alla sinistra radicale. &lt;br /&gt;Bertrand Delanoe, sindaco socialista uscente di Parigi, è in testa al primo turno delle amministrative ma - almeno stando agli exit poll realizzati da Tns Sofres/Logica per Tf1 ed Rtl - sarebbe costretto al secondo turno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al candidato della 'gauche', grande favorito nei sondaggi alla vigilia, andrebbero infatti il 40,4% delle preferenze, contro il 28,6% della candidata dell'Ump Francoise de Panafieu. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indietro con un lungo distacco, restano la centrista Marielle de Sarnez (MoDem), con l'8,9%, e Denis Baupin dei Verdi (7%). I restanti sono l'estrema sinistra (3,9%); i vari di destra (6,3%); e Martial Bild (Front National) con il 3,1%. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regna l'incertezza sul risultato delle municipali a Marsiglia, la seconda citta' di Francia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contrariamente alle prime rilevazioni, che davano in netto vantaggio con il 44,7% il sindaco uscente Jean-Claude Gaudin, in corsa per il terzo mandato, e lo sfidante, il socialista Jean-Noel Guerini fermo al 35,8%, i due sono ora dati appaiati al 40,1%. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' quanto emerge da un nuovo exit poll della Ispso-Dell. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marsiglia e' considerata una roccaforte della destra. Qui a maggio il 55% degli elettori scelse Nicolas Sarkozy nelle presidenziali &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rieletto questa sera fin dal primo turno, il sindaco di Lione, il socialista Gerard Collomb. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E' chiaro che è una grande vittoria per noi, non ci aspettavamo un risultato cos netto". Collomb, a capo di una lista di socialisti, comunisti e verdi, ha interpretato la rielezione come un successo "per il lavoro compiuto negli ultimi sette anni", congratulandosi poi per la "vittoria della sinistra" a livello nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Collomb ha ottenuto più del 51% contro il 31,9% del rivale, l'ex ministro della Giustizia Dominique Perben, membro dell'Ump, il partito del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Segolene Royal gli elettori hanno voluto punire il governo con il loro voto nel primo turno delle elezioni amministrative, che si e' svolto oggi. Reagendo a caldo alle prime proiezioni sui risultati l'ex candidata socialista alle elezioni presidenziali ha dichiarato che quello di oggi e' stato un "voto sanzione" per la maggioranza, auspicando che la tendenza "si amplifichi al secondo turno", domenica prossima, "se no, non cambiera' nulla". &lt;br /&gt;"Gli elettori vogliono scegliere dei buoni sindaci, dei sindaci seri che non improvvisano, dei sindaci che rendano dei conti e che rispettino i cittadini", ha continuato Royal. L'ex candidata socialista alle elezioni presidenziali ha peraltro chiesto al Primo ministro Francois Fillon di "rinunciare al pacchetto fiscale" approvato l'estate scorsa, sostenendo che con il suo costo, "15 miliardi di euro", si potrebbe "dare una tredicesima" a otto milioni di lavoratori dipendenti e "migliorare il destino dei pensionati e dei dipendenti piu' deboli". &lt;br /&gt;Gli exit poll diffusi subito dopo la chiusura dei seggi alle 20, attribuivano al Partito Socialista la vittoria al primo turno a Lione e Rouen, storica capitale della Normandia (ovest). &lt;br /&gt;L'opposizione sarebbe in testa anche a Lille, grande metropoli del nord, dove il sindaco uscente, la socialista Martine Aubry è ampiamente in testa e ha la certezza di passare almeno al secondo turno. &lt;br /&gt;E a Caen, altra grande città normanna, dove si andrà quasi sicuramente al ballottaggio. &lt;br /&gt;Fra le grandi città a Strasburgo è ampiamente in testa il candidato socialista, mentre a Tolosa (sudovest) è in vantaggio il candidato neogollista Jean-Luc Moudenc, che avrebbe ottenuto il 42% dei voti secondo le stime dell'istituto TSN Sofres/Logica. &lt;br /&gt;Il candidato Pierre Cohen sostenuto da socialisti, comunisti e Verdi avrebbe il 38% (il 40% secondo l'istituto Ipsos). Ma ha ottime possibilità di rimonta. . &lt;br /&gt;Fra i 'big', ottiene un plebiscito (72%) a Tulle il primo segretario socialista Francois Hollande e passa a Bordeaux, al primo turno con il 56% delle preferenze, anche l'ex premier della destra Alain Jupp. &lt;br /&gt;Non ce la fa, almeno per ora, il presidente del MoDem Francois Bayrou che va al ballottaggio a Pau (Pirenei-Atlantici) con il 32,61 percento delle preferenze, secondo i risultati annunciati dal ministero dell'Interno. &lt;br /&gt;E' molto probabile, insomma, che la sorte definitiva della maggior parte dei grandi centri non sia nota prima del secondo turno, domenica prossima. &lt;br /&gt;Degno di nota, comunque, il livello di affluenza: è andato alle urne circa il 70 percento degli aventi diritto (quasi 44 milioni), con un aumento notevole della partecipazione rispetto alle amministrative del 2001</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/franciatest-fallito-per-sarkozy.html' title='FRANCIA:TEST FALLITO PER SARKOZY!'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=5659528860330435099' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5659528860330435099'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5659528860330435099'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-7950569985582658420</id><published>2008-03-09T18:54:00.000-07:00</published><updated>2008-03-09T19:07:41.205-07:00</updated><title type='text'>PDL. CAPEZZONE: NON SARO' CANDIDATO. SOSTENGO CON CONVINZIONE ED ENTUSIASMO PROGETTO E PROGRAMMA POPOLO DELLE LIBERTA'</title><content type='html'>Dichiarazione di Daniele Capezzone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sarò candidato alle elezioni politiche del 13-14 aprile. Sosterrò con convinzione ed entusiasmo, come ho più volte preannunciato, il progetto del Popolo delle Libertà, il programma che è stato reso noto nei giorni scorsi, e la campagna elettorale guidata da Silvio Berlusconi. Ritengo opportuno che tanti liberali, tanti riformatori, tanti innovatori, e anche tanti delusi del centrosinistra si impegnino per garantire il successo del Pdl e quindi un Governo effettivamente in grado di capovolgere la politica "tassa e spendi" praticata da Prodi, Padoa Schioppa e Visco, e accettata - tra gli altri - dai 17 ministri e dai 26 sottosegretari del Governo Prodi che oggi guidano le liste veltroniane del Partito democratico.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/pdl-capezzone-non-saro-candidato.html' title='PDL. CAPEZZONE: NON SARO&apos; CANDIDATO. SOSTENGO CON CONVINZIONE ED ENTUSIASMO PROGETTO E PROGRAMMA POPOLO DELLE LIBERTA&apos;'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=7950569985582658420' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/7950569985582658420'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/7950569985582658420'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-1705795728659606541</id><published>2008-03-07T05:05:00.000-08:00</published><updated>2008-03-07T05:08:09.330-08:00</updated><title type='text'>Scelte obbligatorie,ovvieta' centriste,programmi omologati</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/veltrusconi-775288.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/veltrusconi-775284.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Foglio del 7 marzo 2008, pag. 4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Giuliano Zincone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verba non volant, quando pesano troppo. Berlusconi esclama che Veltroni gli ha copiato il programma elettorale. I due partiti maggiori non escludono una grande alleanza in caso di (quasi) pareggio. Poi si correggono, precisano che gli accordi scatterebbero soltanto, per qualche riforma, in primis quella sulla legge elettorale. Gli analisti imparziali e parziali si affannano a distinguere le diverse posizioni, le diverse arroganze, le diverse generosità e i diversi costi delle madornali promesse di ciascun contendente. La campagna sarà lunga, emergeranno parecchie asprezze, peseranno le intercettazioni, le magistrature, le televisioni, le immondizie napoletane. Ma ormai il messaggio è nell'etere: sta nascendo un CaW, un Veltrusconi, un patto meschino in difesa della Casta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa (superficiale?) percezione non è del tutto immotivata. Le scelte strategiche sono obbligatorie per tutti. I problemi italiani sono ben noti. Le alleanze internazionali sono irreversibili, idem le solidarietà (le regole) europee. Il nostro benessere dipende (anche) dai mùtui americani, dalla borsa di Tokyo, dal prezzo del petrolio. Non c'è spazio per le decisioni drastiche. E così, tagliate, per amore o per forza, le ali estreme, i due timidi giganti si precipitano verso lo stesso Centro. Veltroni sostiene che il suo partito non è di sinistra, ma riformista. E Bertinotti lo accusa di aver candidato, tra gli altri, un "falco degli industriali" come Massimo Calearo. Il che contribuisce a collocare il Pd nel solco dell'immortale battuta di Dario Fo: "Tutti insieme, tutti uniti. Però quello non è il padrone?". Dall'altra parte, Berlusconi non si limita al predellino (ammesso che esistano ancora le macchine con i predellini), ma protesta che il suo partito non è di destra, bensì popolare. E, infatti, lo chiama Popolo della libertà e lo definisce "primo partito operaio", con Giovanardi che presenta i "popolari liberali" riscattando l'antico Pii, denigrato come "partito dei signori".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raggiunge la perfezione, finalmente, il lungo ruggito degli anni Ottanta, l'individualismo di massa che se ne frega delle ideologie, delle contrapposte visioni del mondo e delle lotte per rovesciare il Sistema. I desideri delle maggioranze, oggi, si spostano sulla buona amministrazione o, addirittura, sui beni immateriali (successo, gratificazione, felicità) che la politica non può garantire. Nel frattempo la classe operaia non è più maggioritaria, anzi non è più una "classe". Doveva "dirigere tutto" e adesso, a quanto pare, deve digerire tutto, compresi i bassi salari e gli omicidi bianchi. Poi nascono (o appassiscono) ampie categorie di "nuovi poveri" che non hanno alcuna tutela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi darà voce a queste vaste minoranze? I programmi del Pd e del Pdl distribuiscono necessarie ovvietà. La loro competizione si gioca sul confronto di immagini e di emozioni. Veltroni evoca gli anni Sessanta, stupendi per le musiche, i profumi, le libertà giovanili, ma ancora-ferocissimi per le ingiustizie sociali, per il regime poliziesco, per le mortalità infantili e per le stragi in fabbrica. Berlusconi rivendica lo "spirito del '94", anno che celebrò il suo trionfo, ma che seppellì (quasi) tutti i partiti e le culture che avevano accompagnato le conquiste civili ed economiche del nostro dopoguerra. L'ambiguità, insomma, è garantita. Il postfascista Fini (non più troppo di destra) e il postcomunista Veltroni (non più di sinistra) sono d'accordo nel desiderio di comminare la castrazione chimica ai pedofili. La semplificazione politica del "corro da solo" ha prodotto la presentazione di 177 (centosettantasette) simboli per le prossime&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;elezioni. Tra i quali cinque fiamme tricolori, otto falci e martelli, quattro scudi crociati, sei Beppegrillo eccetera. Dopodiché vincerà uno dei partiti grassi. Ma non illudiamoci: anche se si alleassero tra loro dovrebbero fare i conti con gli associati e/o con le correnti. I dipietristi rimarrebbero dipietristi, i leghisti e i radicali difenderebbero le rispettive identità. Se, invece, le formazioni maggiori trovassero alleanze per governare, si ricadrebbe nel paralizzante maremoto della scorsa legislatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una curiosità. Come ha notato anche Antonio Polito, i sondaggi mostrano che i progressi del Pd sono a scapito della Sinistra Arcobaleno. Se queste previsioni fossero ratificate dalle urne, contraddirebbero il vecchio buonsenso, secondo il quale, quando un partito di sinistra si sposta al centro, lascia ampi spazi agli estremisti. Nel caso che i sondaggi risultassero esatti, ciò confermerebbe che: a) la presenza di Pecoraro Scanio funziona come una zavorra, b) l'alleanza di due o più formazioni non raggiunge (quasi mai) la somma dei consensi precedenti, e) molti militanti Comunisti preferiscono un voto "utile" anti-berlusconiano alla testimonianza e alla lotta per gli interessi e per gli ideali che li caratterizzano. Ancora una volta, "il centro delle passioni è la passione del Centro". E il Centro elettorale, da sempre, non è un protagonista, ma una preda. Pier Ferdinando Casini dovrebbe saperlo.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/scelte-obbligatorieovvieta.html' title='Scelte obbligatorie,ovvieta&apos; centriste,programmi omologati'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=1705795728659606541' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1705795728659606541'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1705795728659606541'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-1017716461814149173</id><published>2008-03-07T05:01:00.000-08:00</published><updated>2008-03-07T05:05:05.730-08:00</updated><title type='text'>Per favore chiamatelo Veltrodi</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/prodi_veltroni01G-777591.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/prodi_veltroni01G-777588.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Giornale del 7 marzo 2008, pag. 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Geminello Alvi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il settimo punto del programma elettorale del Popolo della libertà, «Un piano straordinario di finanza pubblica», non è stato tra i più scelti. Altri sono i temi che infervorano gli animi. E in effetti sulla sicurezza e le tasse Veltroni somiglia più a Prodi, evolve a Veltrodi. Eppure questa comprensibile scelta, inevitabile in ogni partito di masse, ha un suo difetto. Rischia di mettere all'ultimo posto una questione, che invece merita di stare tra le prime. Giacché l'approccio di questo settimo punto alle questioni di finanza pubblica è in tutti i sensi straordinario. E l'aggettivo va preso alla lettera. Perché l'idea di una conversione del patrimonio statale, di usare gli attivi di Stato, enti locali per diminuire il debito è un atto di coraggio e novità di questa campagna elettorale del Popolo della libertà, e non solo. &lt;br /&gt;Il povero Prodi, e il suo ministro dell'Economia scoppiato nel nulla, avevano troppo assecondato i comunisti falliti con loro al governo. Avevano accennato solo furtivi alle privatizzazioni, osando qualche affitto demaniale. Cedendo quindi all'idea perversa, perché comunista, secondo la quale la diminuzione dell'enorme patrimonio pubblico era un male: un vantaggio per parassiti e pescicani. Idea questa sciocca, giacché lascia invece proprio nelle mani della peggiore politica valori enormi. La massa si sdegna, è ossessa dalle pensioni dei parlamentari, ma non sa che si tratta di briciole. Cifre ben più sterminate sono invece quelle che la politica amministra come immobili, municipalizzate, partecipazioni e altri attivi. Gran parte degli investimenti pubblici finiscono lì a nutrire capitali efficienti solamente a dare poltrone e spese inutili. Dunque è un gran merito, soprattutto di pedagogia delle masse, quello del Popolo della libertà che l'ha inserito nel suo programma. &lt;br /&gt;In una legislatura si potrebbe diminuire di molto il rapporto tra debito pubblico e Pil, e tagliare la spesa per interessi invece di coprirla con più tasse come ha fatto il povero Prodi. Ma soprattutto, e questa è la cosa forse più importante, questo uso dell'attivo pubblico a riduzione del debito implica una nuova idea di Stato. Non richiede che siano i pescicani ad approfittare di una svendita. Lascia aperta la possibilità di conversioni del debito anzi per i piccoli risparmiatori, e anzi concede che in parte il capitale diminuito resti pubblico. Gruppi di anziani, per fare un esempio potrebbero accordarsi a convertire i loro bot, nell'acquisto di palazzi statali o comunali, che potrebbero convertire a usi mutualistici come case per anziani e così via. E simili idee aiutano anche la redenzione della sinistra: dallo statalismo a nuove concezioni del bene pubblico. Ho digitato in internet il programma del partito democratico, stampato e atteso: 38 pagine, troppe. Tuttavia la voce finanza pubblica al punto b, dal titolo «Valorizzare l'attivo patrimoniale», è succinta. E, con qualche condizionale certo di troppo, però conclude: «L'ingente attivo patrimoniale della Pubblica amministrazione può contribuire a ridurre più rapidamente il debito pubblico sotto il 90% del Pil». Bene. È l'opposto dell'imbarazzante Padoa-Schioppa pensiero. Ed è pertanto già successo importante dell'idee di sussidiarietà, della distinzione tra statale e pubblico, e dell'anima migliore del centrodestra.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/per-favore-chiamatelo-veltrodi.html' title='Per favore chiamatelo Veltrodi'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=1017716461814149173' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1017716461814149173'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/1017716461814149173'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-2840031709207762575</id><published>2008-03-07T04:48:00.000-08:00</published><updated>2008-03-07T04:59:04.582-08:00</updated><title type='text'>Banche e partiti, si sposta il pendolo del potere</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/banconota_2_dollari_USA-710401.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/banconota_2_dollari_USA-710135.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Sole 24 Ore del 7 marzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Franco Locatelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pdl promette mutui più sostenibili, la portabilità dei servizi bancari e il rilancio della Banca del Sud mentre il Pd punta l'indice sulle rendite di cui le banche ancora godono. Nei programmi dei partiti qualche riferimento alle banche c'è ma il vero tema che influenza da anni i rapporti tra la politica e il potere finanziario resta sullo sfondo: chi comanda davvero in Italia? Ancora la politica o sempre di più le grandi banche, nuova espressione dei veri poteri forti in grado di influenzare l'erogazione del credito e l'allocazione del risparmio ma anche la sorte dei grandi progetti infrastrutturali, la vita delle imprese e del mondo dell'informazione? Venticinque anni fa il ministro del Tesoro poteva spedire un avvocato di provincia alla guida del Banco Ambrosiano sull'orlo della bancarotta e nei corridoi del ministero del Tesoro e delle segreterie di partito c'erano file infinite di postulanti che imploravano, alla vigilia delle notti magiche del Cicr, un posto al sole nelle lottizzatissime banche pubbliche e nelle casse di risparmio. Oggi i grandi banchieri sono le star del moménto e non solo per le cifre da capogiro che guadagnano. La privatizzazione delle banche e l'adozione del modello di banca universale hanno modificato i rapporti di forza tra il pianeta del credito e la politica. Ve li immaginate Bettino Craxi, Ciriaco De Mita o Enrico Berlinguer in visita promozionale alla sede dellaBnl o della vecchia Comit? Oggi invece i segretari di partiti fanno a gara per farsi ricevere da Alessandro Profumo o da Corrado Passera e perfino a Siena il Monte dei Paschi, che è la banca più influenzata dalla politica attraverso la Fondazione, ha saputo ribellarsi alle indicazioni che venivano dai vertici romani dei Ds per scegliere sul mercato i compagni di viaggio più graditi. L'equilibrio dei poteri tra banche e politica è naturalmente un processo in evoluzione e l'aria che tira oggi non è più quella della stagione dei furbetti della finanza che, ingannando il mercato, volevano scalare - con la sponda della banca centrale del tempo - la Bnl, l'Antonveneta e anche il Corriere della Sera. Da allora la musica è cambiata e la Banca d'Italia, con l'arrivo di un Governatore come Mario Draghi, è tornata a fare l'arbitro piuttosto che il giocatore o il regista del sistema bancario. Ma il rafforzamento di un sistema finanziario già di per sé bancoceritrico e l'indebolimento della politica restano davanti agli occhi di tutti. Oggi però una verifica aggiornata dello stato dei rapporti tra banche e politica e delle reali gerarchie del potere dovrebbe forse partire da Palermo. Dopo l'arrivo in forze di un grande gruppo internazionale come Unicredit, a seguito della fusione con Capitalia, in Sicilia conta di più la banca o la politica? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa riflettere il recente «caso Mancuso», l'ex presidente del Banco di Sicilia, che, con l'esplicito sostegno di gruppi politici locali e in particolare dell'ex viceministro Gianfranco Miccichè e in forma più duttile del Governatore uscente Totò Cuffaro, ha duramente contestato il modello di fare banca di Unicredit ma ha perso la battaglia con Profumo che non ha esitato a liquidarlo. Al di là degli aspetti personalistici della vicenda, il caso siciliano è stata la dimostrazione di come, almeno a livello locale, la politica non abbia ancora perso il vizio e la speranza di rimettere le mani sulla banca e di dare l'assalto alla diligenza pilotando l'erogazione del credito e la politica delle assunzioni e delle promozioni del personale. Non è detto però che ci riesca come avveniva in passato. A Palermo il primo match lo ha vinto Profumo che recentemente, in un incontro con i direttori dei giornali tedeschi in Germania, si è sentito chiedere: «Ma lei come pensa di fare banca in Sicilia dove c'è la mafia?». La risposta che il ceo di Unicredit ha dato e che ha ripetuto pubblicamente in un convegno promosso nei giorni scorsi a Palermo dal Banco di Sicilia sugli «Interessi e passioni del territorio che incontrano l'impresa bancaria» è molto netta: «Noi facciamo banca nello stesso modo a Palermo, a Milano e a Berlino e cerchiamo di farla con standard di eccellenza sapendo che il nostro mestiere deve ispirarsi alla cultura del valore e deve trovare legittimazione sociale». Al convegno del Banco di Sicilia i politici non c'erano, ma il problema del rapporto tra banca e istituzioni si riproporrà, anche perché la Regione Sicilia è presente nel capitale di Unicredit. Una presenza che, secondo Profumo, può essere positiva «a condizione che la Regione faccia l'azionista e non voglia sostituirsi al management influenzando la gestione del Banco». Ma significative sono le parole pronunciate da un'icona della nuova imprenditoria siciliana, come è il presidente degli industriali, Ivanhoe Lo Bello, balzato agli onori della cronaca per la sua battaglia contro il pizzo, che non ha perso l'occasione per lanciare un altro segnale di rinnovamento: «Lo scambio a breve non è l'unica dimensione del rapporto tra banca-politica» e certamente non è il migliore se si vuole invece trovare, nel rispetto dei diversi ruoli, un punto di convergenza in un processo di sviluppo. Aggiunge un altro imprenditore ben conosciuto come Pietro Franza, ad di Framon Group: «Noi siciliani abbiamo bisogno di una banca che abbia grande coraggio anche per sfondare il muro della politica». In periferia, e non solo in Sicilia, il derby è dunque a parti rovesciate: se a livello nazionale il baricentro del potere pende dalla parte delle banche, a livello locale i rapporti di forza sono spesso differenti. Ma la partita è aperta e che cosa abbiano in mente i politici per ribilanciare il loro rapporto con le banche è un terreno tutto da esplorare.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/banche-e-partiti-si-sposta-il-pendolo.html' title='Banche e partiti, si sposta il pendolo del potere'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=2840031709207762575' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/2840031709207762575'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/2840031709207762575'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-8127467584596471708</id><published>2008-03-07T04:46:00.000-08:00</published><updated>2008-03-07T04:48:10.824-08:00</updated><title type='text'>Sicilia, Anna e l'erede di Totò</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/cannoli-780724.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/cannoli-780720.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da La Repubblica del 7 marzo 2008, pag. 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Alberto Statera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Cu tuttu ca sugnu orbu, la viu nera», direbbe Leonardo Sciascia. Il Tempio della Concordia splende alle spalle di Anna Finocchiaro che da un giardino d'aranci di stile umbro-veltroniano ma in luce agrigentina, lancia la sfida a Raffaele Lombardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sicilianista del cuffarismo anaffettivo, senza baci e senza cannoli, ma nel brodo del «cinismo straccione di una politica irredimibile», come la definisce il presidente antimafia degli industriali isolani Ivan Lo Bello. In questo scenario «di gloria, cultura e bellezza», Anna, che il grande vecchio palermitano Mimi La Caverà descrive con ammirazione come «una fimmina con sette paia di coglioni, una vera leonessa», compiace il suo popolo promettendo che loro torneranno ad essere «il sale della terra». Ma meglio di chiunque altro sa da quella cartellina di numerelli dei sondaggi stretta sotto ilbraccio (42 a58percen-to) che «pur essendo orbi non si può non vederla nera», secondo il sicilianissimo detto di Sciascia. E che Lucio Piccolo barone di Calanovella, poeta e cugino di Giuseppe Tornasi di Lampedusa, aveva visto giusto quando scrisse: «Noi fummo i gattopardi, i leoni; chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il saie della terra».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle mollezze dei palazzi principeschi al nuovo che avanza sotto le insegne della politica collusa. Due partite sovrapposte, annodate tra loro, si giocano il 13 aprile in Sicilia: il premio di maggioranza al Senato che consentirà a chi vince di governare a Roma e il governo regionale a Palermo, il dispensario dei favori, delle collusioni, delle corruzioni e delle ricchezze essenziale per fare i numeri elettorali per governare a Roma. Così il parto delle candidature perle regionali è diventato una sciarada degna di Camilleri, se non di Pirandello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello per le nazionali la solita rissa, con il Partito Democratico in rivolta per l'esclusione del vicepresidente Antimafia Giuseppe Lumia, recuperato in extremis, e Forza Italia squassata dai regolamenti di conti interni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano mesi, ben prima della condanna del governatore Totò Cuffaro per aver favorito mafiosi, che Gianfranco Miccichè, proconsole di Marcello Dell'Utri, dal suo scranno di presidente dell'Assemblea regionale siciliana, sul suo blog, nel buen retiro di Sant'Ambrogio sulle colline di Cefalù o sul panfilo battezzato «Drink Water» del presidente dell'Autorità portuale Nino Bevilacqua, lanciava i suoi anatemi: «Basta con le logiche di losco potere, il cuffarismo è una piaga da cancellare, bisogna liberare l'isola, ci vuole una rivoluzione siciliana». E Dell'Utri: «Non si può governare baciando tutti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi Totò fu spazzato via dai cannoli, anche se non li aveva acquistati per «festeggiare» la condanna, ma quando fu immortalato li aveva appena ricevuti da un pasticciere suo elettore di Castronovo di Sicilia e semplicemente li spostava dal tavolo. E fu tutt'uno per Miccichè accorgersi che, tranne Dell'Utri, nessuno lo voleva candidato governatore, a cominciare dai forzitalici cuffarizzati Angelino Alfano, Renato Schi-fani, Carlo Vizzini e Enrico La Loggia. Mentre i cuffariani puri per bocca di Salvatore Cintola la mettevano addirittura sui personale rispolverando il vecchio episodio delia cocaina consegnata all'ex viceministro nella stanza adiacente a quella in cui sedette Quintino Sella: «Abbiamo già un sindaco di Palermo con qualche vizietto, non vorremmo un governatore simile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calogero Mannino, antico ministro democristiano e padre putativo di Cuffaro e di Raffaele Lombardo, fratelli siamesi allevati dai Salesiani, giudica Berlusconi «il ventriloquo di Dell'Utri», ma questa volta l'ex boss di Publitalia e inventore di Forza Italia non è riuscito a far passare il suo pupillo, né la soluzione muliebre di ripiego, la «Fatina» col volto dolce da Stefania Prestigiacomo versus la «Leonessa» di Catania, che per un anno e mezzo con Luigi Zanda ha miracolosamente tenuto a bada la volatile pseudo maggioranza di centrosinistra al Senato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miccichè, con il padre Gerlando, antico vicedirettore del Banco di Sicilia, e il fratello Gaetano, presidente di Banca Imi del Gruppo Intesa San Paolo, ci ha provato anche con Mimi La Caverà, oggi novantaduenne, fondatore di Sicindustria, noto antipatizzante berlusconiano e tra gli autori cinquant'anni fa con Vito Guarrasi del Milazzismo, quell'esperienza di governo regionale che coinvolse i comunisti ed emarginò la Democrazia cristiana. La legalità finalmente al primo posto—promise Miccichè in una riunione nell'attico di La Cavera in via Libertà —, la pulizia nella burocrazia regionale e il licenziamento dei mille dirigenti «mangiafianchi», poi le infrastrutture e non più sprechi, progetti seri per l'uso delle risorse comunitarie. Si discusse persine di un'ipotesi simil-milazziana: la presidenza della Regione al centrodestra e quella dell'Assemblea al centrosinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sa — spiega Anna Finocchiaro — in questa terra le operazioni milazziane sono una tentazione immanente». Un pensierino forse ce l'ha fatto anche il Partito Democratico, quando invano ha offerto di correre per il governatorato a Ivan Lo Bello, il presidente della Confindustria che ha dato l'ostracismo alla mafia del pizzo promettendo di espellere i colleghi che lo pagano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sinistra, destra, con lui potevano andare tutti i siciliani per bene. Nonostante Dell'Utri, nonostante il ravvedimento certificato dal padre Gerlando, personaggio stimato nella borghesia palermitana di tutti i colori, a Gianfranco Miccichè hanno fatto addosso il «cappottu i lignu». «Tutto torna — ragiona Calogero Mannino — Mussolini mandò in Sicilia il prefetto Mori; Dell'Utri e Berlusconi, che pensano al Pdl come a un grande partito liberal — qualunquista in salsa monarchica, privo di qualsivoglia elaborazione culturale, volevano sbarazzarsi dei democristiani sopravvissuti. Se vogliamo, un'operazione simil-milazziana di rottura con i partiti centrali in una deriva in realtà non liberal —qualunquista, ma radical-qualunquista». «Macché democristiani — protesta il presidente uscente del Senato Franco Marini in Sicilia a spalleggiare l'esordio della Finocchiaro — questi qui andrebbero con chiunque pur di comandare». Così Pierferdinando Casini, che è debole, va da solo alle elezioni politiche con l'Udc contro il Pdl, Raffaele Lombardo che è fortissimo e con il suo Movimento autonomista Mpa riproduce il cuffarismo modernizzato, senza coppola e senza cannoli, va alle regionali con Casini, Berlusconi e Fini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai visti due fratelli siamesi più diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrambi medici che non hanno mai toccato uno stetoscopio, entrambi democristiani alla scuola di Mannino, l'uno, Cuffaro, «pacchionello», vasa-vasa, frequentatore di migliaia di matrimoni, prime comunioni e battesimi, benedicente «toccatore» per sua dichiarazione dei pancioni delle signore incinte. L'altro, Lombardo, affilato, silenzioso, «unni ci chiovi ci sciddica», tutto gli scivola addosso. Chiuso giorno e notte nel suo studio di presidente della Provincia di Catania ha l'anticamera vigilata dal fratello Angelo, deputato regionale, il quale prende nota dei desiderata e introduce il cliente di turno dal boss che gli sussurra «bisogna impegnarsi al massimo» e lo congeda in cinque secondi. Ad oggi ha dieci deputati regionali, tre assessori, 50 sindaci, 50 assessori e consiglieri provinciali, 800 consiglieri comunali, 50 presidenti di consigli comunali. Una volta leghistizzato si portò a comiziare a Catania davanti a 6.000 fan Roberto Calderoli che gli suggerì di andare a riempire un'ampolla d'acqua nell'Oneto. Peccato che il fiume sia disseccato. Se vincerà alla grande, come dicono non soltanto i sondaggi di Luigi Crespi, erediterà da Cuffaro un bilancio di 26 miliardi, un deficit da scoprire, 18 mila dipendenti, di cui2.500 dirigenti (dieci volte più della media nazionale) con stipendi da favola, 5.000 precari, 3 lmila lavoratori forestali e un numero imprecisato di consulenti e dipendenti di società partecipate. E poi le strutture mediche private accreditate e convenzionate con la Regione, che sono 1.720, contro le 70 della Lombardia. Non erediterà invece gli 8 miliardi e 400 milioni dell'Unione europea che il suo predecessore ha dilapidato in chiese, fontane di paese, agriturismi, alberghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella formazione professionale, con stage per barman, estetisti, potatori, operatori di palcoscenico sono stati impegnati 672 milioni, il doppio rispetto ai 327 delia Lombardia. Ma niente paura, sono in arrivo i fondi dell'Agenda 2011, qualcosa come 13 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Finora al di là del malaffare — sintetizza Ivan Lo Bello — non abbiamo visto nessuna azione di lungo termine, qui tutto è politica e tutto annega nel corto respiro della politica. Ora ci vorrebbe un vero progetto e un governatore «visionario», se no si spreca l'ultima occasione di sviluppo». «Ma così non sarà se vince Lombardo — garantisce Leoluca Orlando, l'antico sindaco della primavera di Palermo — perché il suo sicilianismo altro non è che il cuffarismo senza cannoli. Semplicemente si passa dai clientelismo di condominio a quello più scientifico e modernizzante. Vecchia e nuova mafia da una parte, vecchia e nuova politica dall'altra, in un blocco sociale spurio di borghesia mafiosizzata che sguazza nella spesa pubblica del keynesismo delinquenziale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anna Finocchiaro promette legalità, piani strategici, efficienza svizzera, tempi burocratici certi con risarcimento ai cittadini, giogo ferreo alla burocrazia regionale, premi ai meritevoli, porti e infrastrutture ferroviarie prima del Ponte sullo Stretto, che «a Lombardo piace anche gonfiabile». Ma per quanti siciliani è questo il sale della terra?</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/sicilia-anna-e-lerede-di-tot.html' title='Sicilia, Anna e l&apos;erede di Totò'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=8127467584596471708' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/8127467584596471708'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/8127467584596471708'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-3188755869675690265</id><published>2008-03-07T04:31:00.001-08:00</published><updated>2008-03-07T04:33:42.834-08:00</updated><title type='text'>La Terza repubblica cancella Ceppaloni così Clemente restò vittima di se stesso</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/Clemente_Mastella_si___dato_la_torta_in_faccia_20-782322.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/Clemente_Mastella_si___dato_la_torta_in_faccia_20-782316.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da La Repubblica del 7 marzo 2008, pag. 9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Filippo Ceccarelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confezione ormai scaduta di torroncini natalizi marca «Il Preferito» e lista di destinatari. Alcuni nomi illegibili, altri cancellati. Verbale d'intesa con Ds e Margherita sull'assegnazione di presidenze e assessorati dopo le regionali del 2005. Parzialmente soddisfatta. Vistosa sciarpona di colore viola uso telegiornale. Foto ricordo della crociera estiva sull'imbarcazione «Altair» di Diego Della Valle. Preveggente e metaforico dispaccio Ansa su taglio doloso e notturno degli ormeggi del medesimo natante, al porto di Lipari. Tesi di laurea della studentessa beneventana Eva Di Renzo, copertina sgualcita, lievi macchie di umido sul frontespizio. Titolo dell'elaborato : «La personalizzazione della politica. Clemente Mastella fra Prima e Seconda Repubblica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Terza Repubblica, viene da pensare, si accartocciano le foglie morte del mastellismo. Fine stagione, ultima replica, fuori tempo massimo: addio Clemente. E' impressionante la velocità con la quale tutto si è consumato. In alcune edicole di Roma sono ancora esposte le locandine con cui il giornale satirico di Livorno, Il Vernacoliere, sintetizzava a suo modo le pretese del ministro della Giustizia: «Mastella voleva anche un mugolone. Ma Prodi ha preferito la crisi di governo». Là dove il senso tutto politico di quell'iperbole a sfondo erotico riposa in realtà in quell'«anche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché Mastella non si accontentava più di nulla. Promuoveva la moglie alla presidenza del Consiglio regionale, litigava a tutto spiano con Di Pietro, incontrava di continuo il Papa, chiedeva di bloccare questa o quella fiction, provocava Grillo, sfidava De Magistris, sfilava al Columbus day con fascia dorata sulla nuova Cinquecento, spediva fiori di risarcimento a Laura Antonelli, portava a Benevento la scuola di formazione della magistratura, assisteva con gli occhi di fuori allo spogliarello della Yespica al Bagaglino, in prima serata, preparava il decreto contro le intercettazioni, volava al Gran Premio di Monza, cantava con il suo personale menestrello, a nome Domenico Scrocco. A un certo punto il Guardasigilli si è pure messo a rispondere in versi a una certa canzoncina del comico Crozza. La breve composizione, che qui si riporta con il dovuto sgomento, intendeva celebrare la funzione dell'autore nella vita pubblica nazionale, anche alludendo al ruolo per così dire politico gastronomico di Prodi e dunque: «Pane e mortadella/ con l'aggiunta di Mastella/ fan l'Italia ancor più bella». Insomma: era obiettivamente troppo, né poteva durare ancora a lungo. Eppure la conclamata fine del mastellismo, la solitudine, l'abbandono, il crollo del potere mette un po' di tristezza - sentimento soggettivo, ma non per questo meno risoluto - e ancora di più rende assai difficile da trangugiare l'idea di un Parlamento senza Mastella. E' da più di trent'anni che sta lì dentro. L'anniversario fu festeggiato in piazza nell'agosto del 2006, a Ceppaloni, con una torta grande «come un tavolo da ping pong». Sul dolce campeggiava la scritta, in glassa: «Clemente Mastella, trent'anni - appunto - con la gente». Ed era vero. Per l'occasione furono sacrificati ben dieci maiali, arrostiti per la cittadinanza su otto barbecue, vino a fiumi e concerto di Bobby Solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mese prima c'era stato il matrimonio del figlio, Pellegrino, agente di calciatori. Altoparlanti fuori della chiesa. Vennero Prodi, D'Alema, Rutelli, Fassino, Amato, Parisi e altri 600, tutti a cena, tutti seduti ai tavoli. Il costo del leggendario abito della sposa fu valutato intorno ai 50 mila euro; l'installazione floreale, ricca di 10 mila roselline, dai 20 ai 30 mila. La Bmw blindata con cui si muoveva il ministro costava 27 mila. Mastella ha avuto tutto dalla politica. Berlusconi e Prodi l'hanno fatto ministro. L'ultima volta voleva la Difesa e con rara sagacia gli hanno dato la Giustizia. Poteva anche fare - glielo offrì il Cavaliere per farlo ripassare dalla sua parte - il governatore della Campania; l'anno scorso si è parlato della presidenza del Senato: «Non mi dispiacerebbe» ha commentato lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Famiglia, feste, ricchezze, poltrone, ma soprattutto popolarità. Su Mastella, esemplare rappresentativo di un mondo generoso e furbo, Fabrizio Rondolino e la moglie regista Simona Ercolani forse hanno in parte girato un lungometraggio dall'impegnativo titolo «Saggio sullo stato presente del costume degli italiani»; così come la voce «Mastella» compare nel fantastico dizionario di Carlo Fruttero: «La mastella, voce dialettale eufemistica, era di fatto una pezza, un rattoppo che cucitrici abilissime, dette "mastellaie", sistemavano su strappi, squarci, fori e cedimenti del tessuto di uniformi, abiti di gala, cappe, braghe e giustacuori». E Mastella sempre sorrideva, incassava, rilanciava, confessava: «Un grande uomo di teatro» lo proclamò Prodi. Tinture, sacramenti, sentimenti, fettuccine e talk-show.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sedotto dalle crude leggi dello spettacolo politico e poi abbandonato a se stesso. «Non ci sto a passare per l'agnello sacrificale» aveva preso a dire. Eccolo invece il Mastella espiatorio. Resta solo da capire - ma non è poco - il senso del sacrificio e dell'espiazione.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/la-terza-repubblica-cancella-ceppaloni.html' title='La Terza repubblica cancella Ceppaloni così Clemente restò vittima di se stesso'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=3188755869675690265' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/3188755869675690265'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/3188755869675690265'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-5991235786749970266</id><published>2008-03-07T04:21:00.000-08:00</published><updated>2008-03-07T04:28:54.437-08:00</updated><title type='text'>Anche i socialisti, nel loro piccolo, si incazzano</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/boselli_inf--200x150-718178.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/boselli_inf--200x150-718174.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Riformista del 7 marzo 2008, pag. 3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di a. de angelis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui, ex guru della comunicazione del Cavaliere, Luigi Crespi minimizza il suo ruolo: «Cerco solo di dare una mano ai socialisti per migliorare le loro performance. La struttura della comunicazione già esiste e lavora bene. Io contribuisco a renderla più visibile». Eppure il nuovo stile aggressive del mite Boselli è targato proprio Luigi Crespi. A lui è stato dato l'incarico di gestire quella che per i socialisti assomiglia sempre di più alla battaglia della vita: superare lo sbarramento del quattro per cento. A questa mission impossible sarebbe legato anche da un contratto - pure se tutti smentiscono, a partire dall'interessato - che prevede un cospicuo compenso in caso di raggiungimento del risultato. E lui, l'uomo che inventò il più celebre contratto con gli italiani, quasi fosse in una seduta psicoanalitica, ha dato ai socialisti un ordine ben preciso: cacciate tutta la vostra rabbia, siate incazzati. Dice Crespi: «La rabbia è un sentimento diffuso, non è un trucco mediatico. Sono incazzati tutti, da Bobo Craxi a Villetti, da Angius a De Michelis. E, dal loro punto di vista, hanno ragione». E per mettere a punto la strategia del «siamo socialisti e siamo incazzati» (come è scritto sui primi manifesti della campagna elettorale), a San Lorenzo in Lucina ogni mattina si svolge una riunione fiume presieduta proprio da Crespi: tre, quattro ore di brainstorming serrato, dalla lettura dei giornali all'analisi dei messaggi mediatici, alla gestione dell'agenda elettorale. Obiettivo: costruire un'immagine aggressiva, diretta. Via il bon ton e la diplomazia di Palazzo: l'imperativo è scagliarsi contro l'avversario. Quale? Veltroni, of course. Dice Villetti, anch'egli un mite diventato aggressive: «Veltroni sta provando a cancellarci e per fare questo ha inglobato i radicali, perché considera la laicità il tallone d'Achille del Pd. Ma questo esalta il nostro ruolo. Diremo che Veltroni ha deposto le armi di fronte a Berlusconi prima di combattere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È quasi uno schema da avanguardia quello che interpreteranno Boselli&amp;Co nel prossimo mese: "contro" il tentativo di cancellare una storia gloriosa, "contro" la linea di Veltroni (che porterebbe a una sconfitta «epocale» il centrosinistra, dicono), "contro" l'inciucio con Berlusconi. E "contro" il sistema dell'informazione. Ieri Boselli ha messo in atto la prima iniziativa eclatante lasciando lo studio televisivo durante la registrazione di Porta a Porta: «Questa è la prima trasmissione politica alla quale sono stato invitato negli ultimi due mesi: ci sono regole truccate perché gli elettori non conoscono i nostri programmi, i nostri volti e non sanno che io sono candidato premier per il Partito socialista» ha affermato il leader del Ps.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'uscita, presente tutto il gruppo dirigente e alcuni militanti che hanno esposto i cartelli «Anche i socialisti pagano il canone» e «Rai tv censura di tutto di più», Boselli ha pure improvvisato un comizio davanti alla sede Rai di via Teulada per protestare contro «l'oscuramento della tv pubblica sui socialisti». E ha annunciato altre iniziative di protesta sotto Mediaset e sotto le sedi dei quotidiani. Ma, se non si riesce a sfondare a Roma, tanto vale partire dalla provincia. Il piano B di Crespi, dicono a San Lorenzo in Lucina, prevede un massiccio investimento in spot sulle tv locali e su internet, ovviamente sempre all'insegna della rabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l'apertura della campagna elettorale, che si terrà domani pomeriggio all'auditorium del Massimo, sarà segnata da questo stile. La scenografia messa a punto dalle registe Katia e Titti Simmi prevede due filmati più di lotta che di governo. Il primo con immagini di lavoratori, di ieri e di oggi, sulle note della canzone Eppure soffia di Pierangelo Bertoli, anch'essa un po' incazzata. Il secondo celebra il centenario dell'8 marzo sulle note di Respect di Aretha Franklin. Dietro il palco, a testimoniare che il socialismo non sarebbe un reperto archeologico, la scritta su uno sfondo rosso fuoco: «Socialismo adesso, socialismo ahora», con una chiara allusione a Zapatero. Dice Katia Simmi: «Certo che siamo incazzati e che chiediamo rispetto. Non si può cancellare una storia di cento anni».</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/anche-i-socialisti-nel-loro-piccolo-si.html' title='Anche i socialisti, nel loro piccolo, si incazzano'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=5991235786749970266' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5991235786749970266'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5991235786749970266'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-6737848561561721187</id><published>2008-03-07T04:19:00.000-08:00</published><updated>2008-03-07T04:21:27.795-08:00</updated><title type='text'>Alla fine i radicali cedono....</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/normal_pannellaveltroni-757462.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/normal_pannellaveltroni-757459.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Giornale del 7 marzo 2008, pag. 6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di LuTel&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata è di quelle che solo la politica italiana può produrre. Il duello tra radicali e Partito democratico produce un ultimatum ogni tre ore, e mentre si smentisce il primo, fa appena in tempo ad arrivare il secondo. &lt;br /&gt;La trattativa, che assomiglia sempre di più ad un duello, se non sfiorasse il tragico con lo sciopero della sete iniziato due giorni fa da Marco Pannella, produce persino degli effetti comici. Ad esempio questo. Alle 19.16 le agenzie battono una dichiarazione di Walter Veltroni: «Dopo un bailamme inutile e dannoso hanno aderito all’accordo proposto. Adesso stiamo in un solo gruppo elettorale e in un solo programma». Toni estremamente concilianti. Bene, benissimo, dicono tutti. Vuol dire che è fatta. Nemmeno per sogno. Appena undici minuti dopo, alle 19.27, dal loft arriva il ruggito di Goffredo Bettini, un nuovo ultimatum per il partito di Torre Argentina. Rivela l’Apcom: «Goffredo Bettini attende una risposta scritta entro le 21». E subito dopo, nemmeno il tempo di leggere il testo, già arrivava la risposta dei radicali: «In tarda serata, prima della mezzanotte, i massimi esponenti radicali interverranno a Radio radicale per dare importanti comunicazioni ufficiali». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che in questo braccio di ferro mediatico sia il Partito democratico, non c’è ombra di dubbio. Quello che doveva essere un accordo solenne si è rivelato un pastrocchio, tutta la disputa è dovuta a tre seggi, e per di più Marco Pannella ed Emma Bonino combattono con armi «non convenzionali», mentre i proclami del Pd ricordano le difficoltà di certe grandi armate impantanate dai piccoli eserciti, la guerra di Finlandia raccontata da Indro Montanelli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo è che, da quando è iniziata la contesa, i radicali hanno scelto una linea di glasnost in cui ogni cosa viene comunicata, e in cui la strategia segue la mossa del cavallo: si spara con la lista, ma si insiste per restarci dentro. Al che quelli del Pd sono allibiti, cosa mai potrebbe accadere, dopo che le liste fossero ufficialmente chiuse? &lt;br /&gt;Infine, come in tutti i «gialli», c’è pure quello di Emma Bonino, l’unica vera candidatura ambìta da Veltroni, ma anche l’unica che non ha firmato il modulo di accettazione. Persino ieri sera, dopo l’ultimatum di Bettini, la riunione tra i parlamentari radicali iniziava senza di lei, ufficialmente per un ritardo aereo nel rientro in Italia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’assenza dal suolo italiano non impediva alla Bonino di far sentire la propria voce: «Ieri abbiamo ricevuto un fax con la lista dei candidati, ed è del tutto evidente che non sono nove. Quando si fanno degli accordi si rispettano. Altrimenti bisogna dire che si è cambiato idea. Nessuno ci ha detto niente, non è un buon inizio. Mi auguro che qualcosa succeda, stiamo lavorando con grande intensità. Noi crediamo nella legalità e nel rispetto degli accordi».&lt;br /&gt;Va detto che quel che accadeva la sera, pareva il replay accelerato di quel che era accaduto nel pomeriggio, quando - alle 14.20 - Goffredo Bettini aveva lanciato il suo primo ultimatum: «A questo punto - spiegava - siano i Radicali a dirci, entro il pomeriggio, se ritengono accettabili le nostre proposte, giudicate da tutti generosissime. Se non arriverà una risposta chiara, considereremo noi l’accordo impossibile. Perché un accordo si deve fare in due e nessuno, tantomeno il Pd, ha la volontà di imporre nulla ad alcuno». Parole a cui aveva già risposto la segretaria Rita Bernardini: «Leggiamo sulle agenzie il comunicato di Goffredo Bettini. Una risposta chiara ed evidente è già stata data ieri pomeriggio da tutti i candidati, tranne Emma Bonino, recandosi a apporre la propria firma di accettazione della candidatura». La Bernardini aveva concluso: «Ritenevo questa risposta puntuale e inequivocabile».&lt;br /&gt;Come andrà a finire lo si inizia a capire qualche minuto prima delle undici di sera, quando Bettini manda a dire alle agenzie di stampa che Pannella e compagni hanno detto sì. «Ho ricevuto in serata tramite una lettera - spiega il braccio destro di Veltroni - l’accettazione formale dei Radicali alla nostra proposta sulle liste». A questo punto, dunque, «ritengo che non ci sia più alcuno spazio emotivo per dubbi e polemiche e che tutti insieme si possa concorrere alla battaglia elettorale così difficile e appassionante che ci sta dinanzi». In attesa che in nottata Pannella dica ancora una volta la sua dalle frequenze di Radio Radicale.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/alla-fine-i-radicali-cedono.html' title='Alla fine i radicali cedono....'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=6737848561561721187' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/6737848561561721187'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/6737848561561721187'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-8464717136100942353</id><published>2008-03-06T07:53:00.000-08:00</published><updated>2008-03-06T07:56:31.871-08:00</updated><title type='text'>Pannella, dalla fame alla sete.... Di poltrone!</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/Pannella-763448.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/Pannella-763444.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Libero del 6 marzo 2008, pag. 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Renato Farina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sona versioni contrastanti sul primo sciopero della fame di Marco Pannella. Su quello della sete in corso da ieri si hanno notizie certe. Una protesta contro l’ingiustizia. Il patto prevedeva 9 (nove) eletti sicuri nelle liste del Partito democratico. Invece sono vergognosamente 7 (sette). Gli altri due passano se la sinistra vince le elezioni. Pannella, che la sa lunga, ritiene la cosa impossibile. Le meste figure degli illusi e trombati sono: Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti. Una volta si diceva: morire per Danzica? Pannello muore per Mecacci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speriamo non sia l’ultimo sciopero del Vate radicale: sarebbe una morte un po’ triste, un po’ come la fine di Toro Seduto passato indenne dalle battaglie campali con il generale Custer al circo del "Buffalo Bill Codys Wild West Show"; gli fu fatale la ghost dance, il ballo fantasma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Filippo Ceccarelli l’esordio del Grande Digiunatore è stato a Praga, nel 1968: finché i carri armati sovietici non se ne fossero andati. Non se ne andarono, ma il gesto fu importante, Marco prese botte, fu incarcerato ed espulso. Il medesimo Pannella, che ha una memoria ferrea dei propri meriti, però corregge e anticipa il debutto a Parigi: «Il primo fu contro la guerra d’Algeria, sugli Champs-Eysées, in tandem con un anarchico francese. Credo fosse il 1961» (Aldo Cazzullo). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia gigantesca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma: in questo passaggio dal primo all’ultimo sciopero c’è tutta la tragedia di una storia bella o brutta ma di certo gigantesca. Riteniamo sia segno di una certa decadenza, esordire con l’epica del proprio corpo sbattuto in faccia a Breznev e a De Gaulle, sovietici e legione francese, e finire per offrirsi in olocausto a Veltroni e Bettini, anche se quest’ultimo ha il nome da crociato di Goffredo. Da Jan Palach alla Zamparutti. Ma non per la vita o la libertà: per la cadrega, la poltrona, la seggiola. Il posto di Mecacci e della Zamparutti. Morire di sete per spingerli un posto in su: dal quarto al terzo. Qui sta il diritto, la differenza tra la vita e la morte. L’indennità parlamentare. Qualche bottone da premere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veltroni è stato duro con i radicali: «Non siamo un tram», ha detto. Il vice Franceschini ha confermato: «Le liste non si toccano». Insomma, dinanzi allo sciopero della sete hanno risposto: caro Pannella, o mangia ‘sta minestra o salta dalla finestra, cioè crepa. Lui ha ribadito: insisto con lo sciopero della sete, ma non farò il piacere di togliere i radicali dai piedi. Insomma: la minestra non la mangia, per ora, ma la surgela. Difficile ottenga qualche seggio in più. Più probabile che sia arrotondata la cifra spettante ai radicali. Non si è capito se nel famoso accordo sancito nel loft di piazza Sant’Anastasia siano stati garantiti tre o cinque milioni di euro. Facciamo sei? Quanto è monetizzabile il valore di un deputato sottratto sul mercato di Roma? Il fatto che Pannella spieghi che tutto è stato fatto nella massima trasparenza non ci toglie l’idea che sia una pena. Come la monnezza di Napoli: è pure essa molto trasparente, ma fa schifo lo stesso. E non è giusto che uno come Pannella passi dallo sciopero della fame e della sete contro la strage di tre milioni di bambini che muoiono di fame e di sete, alla sete di due postazioni a Montecitorio comprese di buvette. Non va bene non solo per lui, ma anche per noi: per la capacità che Marco ha sempre avuto di farci pensare, di mettere in questione certezze acquisite. Ecco: anche stavolta ne ha messa una in questione. Quella che Pannella sia il gladiatore che sfida il destino e cerca di imporsi al fato. Ma no: è un Cencelli minore, a cui non hanno ben conteggiato un sottosegretariato o un posticino in Molise. Tirate più su la Zamparutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pannella ha sempre avuto la teatralità leale di chi gioca le partite del diritto universale e personale. Sbagliando spesso, secondo me, ma roba grande. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivo le battaglie condotte brandendo l’arma del digiuno. Se diamo retta ai due biografi, Suttora e Moncalvo, siamo oggi tra i 30 e i 26. Per me sono 31. Della guerra d’Algeria (‘61) e dell’invasione di Praga (‘68) ho già scritto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1969 sciopera per la legge sul divorzio (due volte). Poi per la liberazione di Valpreda, quindi per la legge sull’obiezione di coscienza (‘72). Per alcuni detenuti in attesa di giudizio (‘73). Durante la campagna per il referendum sul divorzio, ma anche dopo, protesta contro la cattiva informazione Rai (‘74) riparare all’esclusione con la concessione di una trasmissione speciale. Nel 1975 lo sciopero della fame è per la legge sull’aborto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nemici di Marco &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi roba varia. Un paio di digiuni sempre contro la Rai. Indi il missionario va in Spagna per la scarcerazione degli obiettori di coscienza in carcere e per il riconoscimento giuridico del diritto all’obiezione di coscienza (‘77). Nel 1978 per l’amnistia in Italia. Nel 1979 contro la fame nel mondo. Il più importante e forte a mio giudizio. Tre mesi e Pannella è uno scheletro. Altro che finzioni. Tra il 1981 e il 1983 ne condurrà altri quattro sempre con questo tema. Nel 1996 contro il Polo delle libertà per supposto mancato rispetto accordi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne salto alcuni. Arrivo ai nostri giorni: dal 2000 a oggi: la bevuta di orina, per la mancata nomina di due giudici costituzionali, poi quella per il mancato plenum della Camera (ci sono 13 deputati in meno di quanto scritto in Costituzione). Quindi per la grazia a Sofri, per l’amnistia, contro la forca per Saddam Hussein. Infine per la moratoria Onu della pena di morte. Ed ecco, improvviso, lo sciopero per Mecacci e per la Zamparutti. Dalla pena di morte alla pena e basta.</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/pannella-dalla-fame-alla-sete-di.html' title='Pannella, dalla fame alla sete.... Di poltrone!'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=8464717136100942353' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/8464717136100942353'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/8464717136100942353'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-5549614646107411723</id><published>2008-03-06T04:34:00.000-08:00</published><updated>2008-03-06T04:46:11.793-08:00</updated><title type='text'>Ultimo sondaggio Euromedia Research: il distacco a favore di Berlusconi è di 9,8 punti</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/images-794593.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/images-794590.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Direttore di Euromedia Research, Alessandra Paola Ghisleri,rivela i dati raccolti dall’ultima rilevazione inerente le intenzioni di voto. Si tratta dei numeri in mano a Silvio Berlusconi. Euromedia, nel 2006, fu l'unico istituto che previde il recupero della Casa delle Libertà. "La rilevazione è stata effettuata venerdì 29 febbraio e sabato primo marzo, mille interviste telefoniche, metodologia C.A.T.I., campione pre-stratificato per sesso, età, ampiezza centri e altimetria. I principali eventi politici che hanno caratterizzato il periodo in cui abbiamo effettuato la rilevazione sono stati i diversi ruoli che via via assumevano, in maniera sempre più netta e chiara, i diversi contesti politici. A partire dall'Udc, che si è riunito con i suoi colleghi 'dissidenti' della Rosa Bianca, a seguire con le candidature “giornaliere” del Partito Democratico, l'inizio di campagna elettorale del Popolo della Libertà, sancito dall’annuncio dei Gazebo, nonché le dichiarazioni mediatiche dell'onorevole Santanché con la Destra e le bordate di Bertinotti verso il Pd".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Considerando questi fatti, quali sono gli ultimi dati? "Il Popolo della Libertà si aggira intorno al 40%, con un assestamento della Lega Nord al 5% e l'Mpa di Lombardo che vale lo 0,2% circa. Il totale della coalizione è 45,2%; un dato che si va sempre di più assestando, emergono comunque ancora fibrillazioni nelle oscillazioni del voto. Ad esempio sarà importante capire che cosa accadrà da questa settimana in avanti, i numeri saranno più significativi perché i contorni dei diversi partiti e delle alleanze sono stati ormai definiti. Il Partito Democratico è al 32,4% e l'Italia dei Valori al 3, somma della coalizione 35,4%. Il distacco ad oggi è quindi di 9,8 punti percentuali".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le altre formazioni politiche "La Destra della Santanché e di Storace ha superato il 2% ed è ora si attesta al  2,2%. Piace molto la campagna elettorale della Destra per l’esposizione chiara senza vergogna e pudore dei valori espressi. Chi li sceglie lo fa con determinazione e certezza, non si nasconde dietro a falsi sipari. Insomma, la Santanché sta facendo una buona campagna". E la Sinistra Arcobaleno? "E' intorno al 7%, registra cali alternati a incrementi. In questo momento è in ribasso. Sono voti che si muovono tra il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Appare visibile anche una fuga di voti dal Pd verso l'Udc al momento tra lo 0,7 e l'1%. L'Udc è salita al 5,7%, anche grazie all’unione con la Rosa Bianca, registrando un incremento dello 0,6%. L’annotazione degli elettori 'Indecisi' attorno al 26% segnala un altro fatto interessante che in maggioranza si sentono esitanti non tanto sul partito verso cui esprimere il proprio consenso, ma si dichiarano titubanti sul significato del loro voto. E così non sanno o non esprimono ancora se andranno o meno alle urne a votare</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/ultimo-sondaggio-euromedia-research-il.html' title='Ultimo sondaggio Euromedia Research: il distacco a favore di Berlusconi è di 9,8 punti'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=5549614646107411723' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5549614646107411723'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5549614646107411723'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-5870503465229722475</id><published>2008-03-06T04:30:00.000-08:00</published><updated>2008-03-06T04:34:05.934-08:00</updated><title type='text'>Capezzone: "Impresa in un giorno", dalla copisteria Veltroni. Almeno citi la fonte</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/lapr_11577463_39290-732602.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/lapr_11577463_39290-732519.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver copiato mezzo programma dalla Cdl, Veltroni si riduce a copiare anche me. Oggi, è andato a Confartigianato a presentare come sua grande idea l'apertura immediata delle imprese. E' abbastanza comico che abbia preso pari pari la relazione della mia proposta di legge (l'esempio delle 80 autorizzazioni per aprire una nuova attività, il caso della carrozzeria, ecc), che abbia copiato la soluzione giuridica (l'autocertificazione), e che abbia solo omesso di citare la fonte, cioè la mia proposta di legge (su cui è disponibile un anno di rassegna stampa). &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Informo la "copisteria Veltroni" che tutto ciò sta nella proposta di legge da me firmata (con altri deputati di quasi tutti gli schieramenti), approvata alla Camera (prima in Commissione e poi in Aula) e in Commissione al Senato, e che poi, vista la fine della legislatura, non è arrivata al voto finale. Un'altra brutta figura per Veltroni...</content><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.deciderebologna.net/2008/03/capezzone-impresa-in-un-giorno-dalla.html' title='Capezzone: &quot;Impresa in un giorno&quot;, dalla copisteria Veltroni. Almeno citi la fonte'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8064049842042538844&amp;postID=5870503465229722475' title='0 Commenti'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.deciderebologna.net/atom.xml' title='Posta i commenti'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5870503465229722475'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8064049842042538844/posts/default/5870503465229722475'/><author><name>deciderebologna</name></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8064049842042538844.post-6574403079401945035</id><published>2008-03-06T04:26:00.000-08:00</published><updated>2008-03-06T04:30:35.980-08:00</updated><title type='text'>"Cosi il governo Prodi ha ucciso la crescita"</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/190-711473.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.deciderebologna.net/uploaded_images/190-711470.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• da Il Giornale del 6 marzo 2008, pag. 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Luca Ricolfi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pubblichiamo ampi stralci del saggio del professor Luca Ricolfi, presente nel libro «Ostaggi dello Stato - Le origini politiche del declino e dell’insicurezza», edito dalla Angelo Guerini e Associati (euro 7,50). Il libro, curato dal sociologo, è una raccolta di analisi effettuate da sette ricercatori, esperti in sociologia, psicologia, comunicazione ed economia. Una spietata fotografia dell’Italia, reduce da due anni di governo Prodi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segnale più negativo è il rallentamento della crescita, iniziato nei primi mesi dell’anno anche «grazie» alla prima Finanziaria del governo Prodi, che fin dall’estate del 2006, con il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria, aveva manifestato l’intenzione di correggere l’andamento dei conti pubblici pagando il prezzo di una riduzione del tasso di crescita del Pil (0,3 punti in meno, pari al 20% del tasso di crescita previsto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un brusco stop allo sviluppo&lt;br /&gt;Tutto lascia pensare, però, che il prezzo che l’Italia ha dovuto pagare sia maggiore: la stima di 0,3 punti di Pil di contrazione della crescita è decisamente più bassa di quelle prodotte dai centri di ricerca non governativi, e comunque era basata su un mix di aumenti di imposta e riduzioni di spesa che poi è peggiorato nella versione finale della legge finanziaria (gli aggravi fiscali dovevano coprire un terzo della manovra, ma sono saliti a circa due terzi in corso d’opera). È probabile che quella scelt