martedì 11 marzo 2008

Quegli esclusi... con dolore




• da L'Opinione del 11 marzo 2008, pag. 1


di Paolo Pillitteri



Diciamocelo: la battuta migliore, come (quasi) sempre, l'ha detta il Cavaliere alle prese con inclusioni (poche) ed esclusioni (significati­ve) dalia lista. "Ci vorrebbe il proporzionale, troppe esclusioni sono dolorose!". In effetti, le esclusioni motu proprio sono state non soltanto dolorose - per gli esclusi, ma non solo - ma soprattutto indicative, se non di un progetto "anti", per lo meno di una tendenza "versus". Quando infatti il Leader del Pdl ha messo in cima ai suoi pensieri l'entrata nel PPE intesa non solo come exequatur europeo per l'ex fascismo finiano ma anche in funzione di una ulteriore captatio benevolentiae della Chiesa ritenuta troppo spostata sul trio Casini-Pezzotta-Tabacci, in quel momento si metteva in disparte il cosiddetto partito liberale di massa, con annessi e connessi di casa laica, liberismo e libertarismo ecc. Scelta legittima, ben s'intende e, forse, utile. Quel forse è tuttavia inficiato da una serie di valutazioni che il complesso delle liste "nuove" - a destra come a sinistra - suggerisce. Intanto sorprende, e non favore­volmente, l'esclusione di Daniele Capezzone, già punta avanzata di una suggestiva posizione liberista che, con la sua uscita-esclusione dal clan di Pannella aveva messo in risalto le contraddizioni insanabili dentro il governo Prodi e contribuito alla sua crisi, sgretolando i consensi sul versante agenda Giavazzi, liberalizzazioni, club dei volonte­rosi. Se si pensa che nel campo opposto il Veltroni ha immesso nelle liste personaggi bensì dell'imprenditoria ma solo "pour epater", perché slegati da un preciso proget­to in chiave modernizzante e liberalizzatrice - come invece ha fatto per anni il lungimi­rante Zapatero portando, se possibile, an­cora più a maturazione i frutti del liberali­smo di Aznar - sorge una domanda: che fine farà la pattuglia radicale finita embedded dentro un Pd che quanto a laicismo è agli antipodi del vittorioso Psoe? Altre assenze, sempre su questo versante, sono non meno significative, se si pensa al disprezzo veltroniano per i socialisti, forse per timore del contagio del solo nome, proprio nel mo­mento in cui stravincono in Spagna. E che dire, a destra, della decimazione della pat­tuglia laico-liberale di Jannuzzi, Del Penni­no, Biondi, Sterpa e altri ancora? Il lamento berlusconiano per le amputazioni necessarie si salda con l’implorazione per quel proporzionale, cancellato proprio dal calderoliano "Porcellum" che ha sostituito la scelta dei parlamentari da parte dell'elettore con una semplice nomina dall'alto. Una pacchia, per i capipartito, ancorché dolorosa... E dell'e­sclusione di Mastella, prosciolto dopo un massacro media­tico "a la Craxì", per dirla alla francese, la­sciato solo da amici antichi e nuovi che, pure, si erano spesi in promesse? Che la sua, di fermarsi un giro, appare come una delle risposte più di­gnitose all'impe­rante "menefre­ghismo". Dal "me ne frego" di squadristica memoria che accomuna la politica e l'anti­politica in nome del tirare a campare. Per vincere. E per governare?