lunedì 10 marzo 2008

Programma economico liberista

Trasformare la Finanziaria in semplice legge di bilancio, semplificare la tassazione in tre aliquote. Esenzione fiscale al Sud e flat tax al 10% per gli stranieri residenti nel Mezzogiorno



di Carlo Lottieri




Potremmo definirlo un programma in cerca di interpreti. Il “manuale per le riforme” dell’Istituto Bruno Leoni è insomma l’opposto delle promesse elettorali, utilizzate solo per attrarre voti. Quello dell’Ibl vuole invece essere uno strumento per chi, tra poche settimane, erediterà l’Italia di Romano Prodi e dovrà fare tutto il possibile per ridare slancio a un’economia in difficoltà. Realizzato da un pool di studiosi (in parte ricercatori dell’Istituto, in parte esperti di fama: da Michele Tiraboschi a Ugo Arrigo, da Giuliano Cazzola a Giuseppe Pennini, per limitarsi a citare solo qualche nome), il manuale offre un’ampia rappresentazione delle riforme liberiste di cui l’Italia avrebbe bisogno. In primo luogo, il bilancio. Per l’Ibl è indispensabile abolire quel provvedimento omnibus che è la finanziaria, trasformandola in una semplice legge di bilancio, che indichi l’insieme delle entrate e delle uscite e non sia più l’occasione per “assalti alla diligenza”. Ed è egualmente indispensabile abbassare e semplificare la tassazione, adottando – questa è la proposta del manuale – sole tre aliquote: 20% da 8 mila euro a 20 mila euro, 25% fino a 70 mila euro, 33% oltre i 70 mila.

Per di più, in merito al Sud si propone di abolire ogni aiuto, introducendo un’esenzione fiscale generalizzata e anche una flat tax al 10% per gli stranieri che decidono di portare la residenza nel Mezzogiorno. Una parte rilevante del lavoro, intitolato “Liberare l’Italia”, punta inoltre a superare una volta del tutte lo Stato imprenditore. Per Ibl è indispensabile non già costruire altre case popolari, ma invece cedere l’intero patrimonio edilizio e semmai introdurre – con i capitali ottenuti – forme provvisorie di aiuto alle famiglie bisognose. Ugualmente importante è privatizzare Eni, Enel, Poste Italiane, Finmeccanica, Cassa Depositi e Prestiti e via dicendo. Per quello che riguarda il welfare, si propone l’introduzione di forme di concorrenza all’interno della sanità, l’abolizione del valore legale dei titoli di studio e un finanziamento degli istituti sulla semplice basi degli iscritti (introducendo, di fatto, una forma di buono-scuola). Quello proposto degli studiosi dell’Ibl è quindi un mix di opzioni rivoluzionarie e di riforme del tutto ragionevoli, possibili, fattibili. E’ assurdo attendersi che chi vincerà le elezioni possa sposare in toto il pacchetto riformatore, ma sarebbe un disastro se ognuna di queste proposte dovesse restare lettera morta.