martedì 11 marzo 2008

Casini 2008 vs Casini 1994. Perché è utile il “voto utile”


di Daniele Capezzone



Roma, 11 mar (Velino) - Pierferdinando Casini e la sua Udc allargata (o un po’ allargata) sono molto irritati dal richiamo berlusconiano al voto utile: ne temono la valenza delegittimante rispetto alle loro velleità terzopoliste, e ne temono soprattutto la forza elettorale. Insomma, a Via Due Macelli si paventa una brutta sorpresa elettorale, nonostante le ostentazioni di sicurezza fatte in tv da tutti gli esponenti centristi (peraltro, a reti unificate: Casini e i suoi sono infatti i più coccolati, finora, dal sistema televisivo).

Ma il leader Udc, in realtà, ha poco di cui lamentarsi. In realtà, scegliere tra Pdl e Pd è positivo e razionale, innanzitutto, perché incoraggia una logica di semplificazione, una spinta verso un tendenziale bipartitismo, come avviene in tutti i Paesi dell’Occidente avanzato.

Da questo punto di vista, non si tratta solo di un “voto utile”, ma soprattutto di un “voto che decide”, di un “voto di Governo”. Tutti gli altri voti - e in primo luogo il voto all’Udc - sono certamente rispettabili, ma non decideranno sul Governo.

O, peggio ancora, rischierebbero di consegnare ad alcuni capipartito una delega in bianco, per costruire Governi dopo il voto, senza o contro la volontà degli elettori.

Ecco perché le scelte sono due: o di qua, o di là.

Tra l’altro, la scelta di Pierferdinando Casini contraddice la giusta decisione che lui stesso prese nel 1994, quando, mentre un pezzo della vecchia Democrazia Cristiana (con Martinazzoli) si metteva di mezzo, Casini comprese che doveva schierarsi in uno dei due Poli. Perché oggi capovolge quella giusta scelta di 14 anni fa?