Bloccata la marcia per il Tibet Il Dalai Lama denuncia la Cina

• da Corriere della Sera del 11 marzo 2008, pag. 16
La polizia di Dharamsala, nel nord dell'India, ha bloccato centinaia di tibetani in esilio, in marcia verso il Tibet per protestare contro l'occupazione cinese della regione himalayana e lo svolgimento delle prossime Olimpiadi a Pechino. Tra i manifestanti anche il parlamentare dei radicali e segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio d'Elia. La marcia — prevista in sei mesi, dall'India al Tibet — era iniziata ieri in coincidenza con l'anniversario della fallita rivolta contro il governo cinese in Tibet, che obbligò il Dalai Lama ad andare in esilio nel 1959. Atul Fulzele, capo della polizia di Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, ha spiegato che un ordine che vieta ai manifestanti di lasciare l'area è stato deciso dal governo indiano. Più di mille dimostranti hanno sfilato a Nuova Delhi, alcuni di loro avvolti in garze sporche di sangue finto e con la sagoma degli anelli olimpici al collo (foto), a rappresentare delle fiaccole olimpiche insanguinate. Il Dalai Lama ha poi denunciato con forza la repressione cinese in Tibet, con dichiarazioni insolitamente dure. Il premio Nobel per la Pace 1989 e leader spirituale dei tibetani ha attaccato le «enormi e inimmaginabili violazioni dei diritti umani» commesse dalla Cina in Tibet, che arrivano a «negare la libertà religiosa», ha detto Tenzin Gyatso.


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