venerdì 21 dicembre 2007

Fermare Prodi ora è un obbligo






di Daniele Capezzone (Il Tempo, 21/12/2007).

Mi pare un fatto accertato (ma spero non ancora accettato da tutti) che, ormai, le intenzioni di Romano Prodi siano davvero negative per il Paese. Un primo round è già stato "vinto" dal Premier in Senato, in Commissione Affari costituzionali, sulla delicatissima questione della legge elettorale: con la complicità dei "piccoli" (dei quali si è auto nominato protettore e "garante"), che si sono iscritti in massa a parlare, il dibattito in Commissione proseguirà non poco, allungando il brodo
Morale: non sarà possibile votare presto una bozza, e mandarla in Aula, affidando la partita della legge elettorale al libero gioco parlamentare. E così Prodi potrà arrivare al vertice del 10 gennaio da vero e proprio dominus della situazione.

Insomma: rinviare, rinviare, rinviare (e quindi: "sopire, troncare"). Con quali "benefici" per la già minata leadership di Veltroni non è difficile immaginare... E così facendo (anzi: così non facendo, né facendo fare), saremo già arrivati al 10 gennaio. In occasione del vertice della maggioranza, mi pare presumibile che Prodi giocherà due carte: il solito uso dei "piccoli" e delle loro esigenze di sopravvivenza, e - soprattutto - la consueta minaccia dei confronti della maggioranza nél suo complesso: se cado io, si va a elezionì, e quindi tutti a casa...

In questo modo, con poca carota e molto bastone, riuscirà più o meno a rappattumare la coalizione. E se sarà necessario (ecco la poca carota), ovviamente, non mancherà un mini-rimpasto, per placare i più affamati. In questo stesso contesto, come ho denunciato in questi giorni, sono già fortissime le pressioni nei confronti della Corte Costituzionale perché bocci i referendum elettorali (che sono invece assolutamente legittimi). È evidente che, in caso di bocciatura, i tempi di sopravvivenza dei Governo si allungherebbero ulteriormente.

E poiché la decisione della Consulta è prevista per il 16 gennaio, non è difficile immaginare perché il vertice della maggioranza sia stato fissato pochi giorni prima: per determinare una estrema ed eloquentissima pressione antireferendaria sui membri della Corte. Infine, Prodi sparerà il colpo finale: sono infatti previste in calendario, nei prossimi mesi, centinaia (ripeto: centinaia!) di nomine che sono nelle sue mani, e che userà per "cementare" ulteriormente il suo potere. Morale: avremo un Premier sempre più impopolare nel Paese, sempre meno capace di fare riforme, ma autoblindatosi nel Palazzo.

Tutto ciò conviene a Prodi, com'è ovvio: è nel suo interesse. Ma non è certo nell'interesse del Paese, che rischia di ritrovarsi sfibrato dal punto di vista economico, e in balia di un governicchio esclusivamente dedito a puntellarsi e a tirare a campare. Tocca alle persone sagge fare il possibile e l'impossibile perché questo scenario sia messo in discussione, e perché questo Governo sgombri il campo al più presto.

Moratoria sulla pena di morte:Ora niente ipocrisie!


La moratoria sulla pena di morte , approvata l'altro giorno dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha un grande significato simbolico,anche se la risoluzione non e' vincolante per i paesi che ancora applicano la pena capitale.Da più di un decennio, mossa dall’iniziativa encomiabile e lungimirante del Partito radicale transnazionale di Marco Pannella, l’Italia anima in sede Onu questa battaglia di civilta', che giunge a coronamento e su cui il nostro paese aveva già sfiorato il successo nel 1994(per soli 8 voti!), su iniziativa del governo Berlusconi.

Adesso più che mai, occorre tenere bene ferma la distinzione tra i paesi cosiddetti “mantenitori”, non confondendo quelli come gli Stati Uniti e Giappone, che sappiamo schierati, come e più dell’Europa, a difesa della libertà e dei diritti umani, e quelli come la Cina, la Siria o l’Iran dove la pena capitale non è una “macchia” di un sistema giudiziario equo e giusto, ma uno dei tanti aspetti di un regime improntato alla repressione delle libertà .
Dei 51 paesi mantenitori della pena di morte, 40 sono dittatoriali, autoritari o illiberali. In questi paesi, nel 2006, sono state compiute almeno 5.564 esecuzioni, pari al 98,8% del totale mondiale. Un paese solo, la Cina, ne ha effettuate almeno 5.000, circa l'89% del totale mondiale; l'Iran ne ha effettuate almeno 215.

Comunque neppure l'approvazione della moratoria riscatta la politica internazionale del governo Prodi, che ha esibito un incomprensibile neutralita' su tutti i dossier piu importanti sul piano internazionale.Nella furia di correggere una politica (ereditata dal governo Berlusconi) troppo allineata all'unilateralismo americano, la coalizione di governo l'ha "disallineata"dagli obiettivi di liberta' e diritto che dopo l'11 Settembre sono tornati ad essere il fulcro della politica internazionale.
A dimostrazione di questo ,come non ricordare la visita in Italia di qualche giorno fa, del Dalai Lama, che e' stata letteralmente snobbata dal governo per una questione di realpolitik con la Cina?


William Ottaviano

lunedì 17 dicembre 2007

Daniele Capezzone: caso Speciale, in quale paese Padoa Schioppa e Visco resterebbero?

domenica 16 dicembre 2007


E' vero che in questi mesi abbiamo visto di tutto (ed è vero che, temo, continueremo a vedere di tutto nelle prossime settimane!), da parte dell'Esecutivo, pur di non prendere atto di una clamorosa impopolarità, di una prova di governo imbarazzante, e di una sequenza di insuccessi che lascia allibiti. Eppure, perfino in Italia, dovrebbe esserci un limite. Dopo la prova di arroganza di Padoa Schioppa sul caso Petroni (con relativa sconfitta del Ministro), è ora giunta a compimento un'altra prova di arroganza con ulteriorecocente sconfitta, sul caso delgenerale Roberto Speciale.

In quale altro Paese dell'Occidente avanzato, Tommaso Padoa Schioppa e Vincenzo Visco sarebbero rimasti o resterebbero ancora al loro posto?

Sarebbe molto opportuno, da parte loro, un atto di dignità: dimettersi, lasciare le poltrone, e scusarsi per questo mix di prepotenza e dilettantismo.

Ed è anche grave che Romano Prodi, stamattina, abbia cercato di eludere e smorzare la questione. La sua logica è sempre la stessa: far passare il tempo, far marcire le questioni, per meglio tirare a campare. Questo corrisponde ai suoi interessi, ma non all'interesse del Paese.

mercoledì 12 dicembre 2007

Dalai Lama: Domani alla Camera, .

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e Deputato di Forza Italia


Domani, alle 15:00, il Dalai Lama interverrà alla Camera nella Sala della Lupa. Si tratta di un appuntamento storico e del risultato di una mobilitazione parlamentare straordinaria, ma anche di una risposta istituzionale al penoso silenzio con cui il Governo ha scelto di accompagnare la visita in Italia del Dalai Lama. Le umilianti menzogne con cui i vertici dell’esecutivo, a partire da Prodi, hanno tentato di giustificare l’impossibilità di incontrare il Dalai Lama contrastano con il sentimento diffuso del paese, che sta accogliendo con simpatia e solidarietà la massima autorità politica e religiosa del popolo tibetano.
Il fatto che il Dalai Lama parli, nelle forme consentite dal Presidente della Camera, dinanzi al consesso parlamentare di uno dei paesi del G8, comporta un’attenzione particolare anche nell’organizzazione dei lavori della Camera. Per questa ragione, contiamo sul fatto che in queste ore si definisca una programmazione dei lavori dell’Aula che consenta a tutti i parlamentari che lo desiderano di partecipare all’evento.

martedì 11 dicembre 2007

Convegno: Come vincere il debito: le dismissioni immobiliari possibili

Mercoledì 12 dicembre 2007 alle ore 10
Sala della Sacrestia – Camera dei Deputati
Vicolo Valdina, 3/A2


Decidere.net intende riaprire il dibattito sulle privatizzazioni in generale e sulle possibilità di dismissione offerte dalle enormi proprietà possedute dallo Stato, spesso malgestite, quasi sempre inefficienti.
L'obiettivo di tali dismissioni deve essere quello di non svalutare gli assets ceduti, pur nella necessità di reperire risorse in tempi brevi.

Il 12 dicembre a Roma ne discuteranno esperti ed operatori con l’obiettivo di avviare una riflessione che, anche individuando processi innovativi, porti a concrete iniziative parlamentari.

Introduce
Salvatore Abbruzzese, Workgest - Decidere.net

Coordina
Antonio Galdo, Giornalista e scrittore

Intervengono
Michele Cibrario, Amministratore Delegato BNL Fondi Immobiliari Gruppo PARIBAS
Alfredo Romeo, Presidente Romeo Gestioni – V.P. Assoimmobiliare
Matteo Del Fante, Direttore Finanza Cassa Depositi e Prestiti
Renato Giallombardo, Gianni, Origoni, Grippo & Partners
Domenico Tulli, Gianni, Origoni, Grippo & Partners

Conclude
Daniele Capezzone, deputato, fondatore di Decidere.net

Sono previste comunicazioni:
Marco Leone, Managing Director AEDES BPM Real Estate SGR
Enrico Cantarelli, Royal Bank of Scotland
Paolo Mazzanti, Presidente Associazione Riduzione del Debito Pubblico


Dopo un decennio di attività molto intensa, caratterizzata dalla privatizzazione di gruppi operanti nei più diversi settori - dalle telecomunicazioni all’energia, dalle banche alle assicurazioni – il processo di dismissione di assets del settore pubblico italiano ha subito una battuta d’arresto.
Secondo alcuni il “modo” con cui si è privatizzato in passato ha in parte deluso, secondo altri nel perimetro dello Stato è rimasto ben poco da cedere ai privati. In realtà molto resta ancora da fare. Soprattutto perché la dimensione del settore pubblico in Italia rimane gigantesca in rapporto a quella di altri paesi, come dimostra il fatto che l’attivo patrimoniale dello Stato eccede di molte lunghezze il Pil nazionale.
Le opportunità sono numerose in particolare nel campo immobiliare e ciò anche dopo le esperienze di dismissione del patrimonio abitativo degli enti realizzate nel quinquennio 2001-2006, caratterizzate da molte luci e qualche ombra.

giovedì 6 dicembre 2007

Capezzone apre il cantiere!

di Marco Palombi (Cronache de L'Indipendente, 06/12/2007)


IL FONDATORE DI "DECIDERE.NET" AL LAVORO PER FORNIRE IDEE AL PROGETTO DEL CAVALIERE.


Il primo incontro fra Daniele Capezzone e Silvio Berlusconi avvenne alla fine del 2004, ai tempi in cui Pannella chiedeva "ospitalità" a uno dei due Poli. La delegazione radicale che andò a trattare a palazzo Grazioli era guidata proprio dal giovane segretario: il Cavaliere prima disapprovò le cravatte degli ospiti (e provvide a fornirgliene cinque ciascuno), poi si rivolse proprio a Capezzone complimentandosi: «L'ho vista in tv (a "Markette", ndr). Lei è molto bravo, potrebbe fare un sacco di soldi». Detta da Berlusconi, una frase così, è più d'un complimento: non sorprende quindi che oggi le strade dei due tornino ad incrociarsi. Il rapporto tra il fondatore di "decidere.net" e l'area del centrodestra è infatti oramai consolidato: Capezzone tiene conferenze nei Circoli del buongovemo di Marcello Dell'Utri, era ospite del senatore forzista alla convention di Montecatini, organizza corsi di formazione cui partecipano importanti esponenti di area Cdl (come i dieci appuntamenti che tra gennaio e aprile terrà probabilmente alla Luiss). L'ambizione è quella di fornire al centrodestra in ristrutturazione non l'ennesimo partitino («il 41 esimo o 42esimo», scherza lui), ma idee e progetti: «L'iniziativa di Berlusconi è un fatto di straordinaria positività nel quale cercherò di impegnarmi - spiega all'Indipendente - Il suo grande merito è stato di pensare al 100 per cento dell'opinione pubblica invece che al 100 per cento degli abitanti del palazzo. Insomma ora il contenitore c'è, cerchiamo di pensare ai contenuti». E i contenuti Capezzone li va affinando in questi mesi: «Girando per l'Italia penso di aver capito che le prime tre priorità sono: tagliare le tasse,-tagliare le tasse è-tagliare le tasse». Questo senza dimenticare interventi su «pensioni; mercato del lavoro, vere liberalizzazioni, competizione. È ora che tutti mettano in campo un po' di software». All'orizzonte però, più che la riforma economica sembra esserci quella elettorale: «E' noto che sono nel comitato promotore dei referendum. Detto questo è importante che si arrivi a un sistema che garantisca una democrazia competitiva: due grandi partiti, chi vince governa, chi perde fa opposizione. Mi piacerebbe un sistema come quello americano, ma se ci si arriva con lo spagnolo fa lo stesso». E Capezzone ha già scelto da che parte stare, nonostante sia stato il segretario che traghettò i Radicali a sinistra (subendo la scissione dei "salmoni" di Della Vedova): «Sono molto dispiaciuto per l'archiviazione della Rosa nel Pugno, ma rivendico la nostra campagna elettorale, tutta basata sull'agenda Giavazzi, in cui non facemmo un solo evento con Prodi. Il guaio è venuto dopo, quando socialisti e radicali si sono consegnati al governo mani e piedi legati». Pure l'opposizione però, non sembra passarsela bene: «Lo scatto di Berlusconi, come nel '94, riapre la via ai temi liberali. Credo che molti esponenti della vecchia CdL sappiano che gli elettori non sono interessati ai distinguo, giustificati o meno che siano, e che quella tracciata dal Cavaliere è la strada giusta da percorrere».

Salari: Gli errori del Governo si scaricano sulla retribuzione degli Italiani

Dichiarazione di Sandro Bondi e Benedetto Della Vedova



Come ha notato, fra gli altri, Francesco Giavazzi, di fronte ai timori di una frenata dell’economia e di una crescita dell’inflazione, il Governo fa il contrario di quanto occorrerebbe attendersi da un esecutivo responsabile. E questi errori si scaricano sulle retribuzioni degli italiani e sul loro potere d’acquisto.
In primo luogo, il Governo Prodi ha concepito (e sta a colpi di fiducia realizzando) una manovra finanziaria che anziché migliorare, peggiora il saldo del deficit pubblico.
In secondo luogo non ha attenuato (malgrado le operazioni “cosmetiche” su Ires, Irap e Ici) la pressione fiscale − neppure con misure di recupero del fiscal drag − riducendo così la capacità di investimento e consumo delle imprese e delle famiglie e deprimendo la crescita.
In terzo luogo, ha di fatto impedito che si aprisse qualunque discussione sull’aggiornamento dei modelli contrattuali e sul loro decentramento, che consentirebbe di evitare appiattimenti al ribasso e di legare virtuosamente incrementi di produttività e aumenti salariali.
Il “tecnico” Padoa Schioppa dovrebbe sapere che la politica più coerente con un obiettivo di rilancio della crescita passa da scelte esattamente opposte a quelle del governo: meno tasse, meno spesa pubblica, meno “concertazione”.

Roma, 6 dicembre 2007