martedì 30 ottobre 2007

Magistratura lacerata: L'ultimo effetto della rivoluzione.






di Arturo Diaconale


Fanno molto riflettere gli appelli alla sobrietà ed al silenzio dei magistrati lanciati dal Vice Presidente del Csm Nicola Mancino e da un ex magistrato con lunga e significativa esperienza politica come Luciano Violante. Perché sono la dimostrazione più convincente dei profondi cambiamenti che si sono verificati nell’ultimo decennio nei rapporti tra politica e magistratura ed all’interno della magistratura stessa. E’ ormai saltato lo schema dello scontro frontale tra una parte della classe politica e l’intera categoria dei giudici egemonizzata dai Pm d’assalto e sostenuta dalla sinistra in cerca della via giudiziaria. In base a quello schema sia Mancino che Violante evitarono a suo tempo di lanciare appelli di sorta alla sobrietà ed al silenzio dei magistrati. Ed, anzi, avallarono ogni tipo di sortita, esternazione, “pronunciamiento” dei magistrati “uniti nella lotta” inizialmente contro la Prima Repubblica e successivamente contro Silvio Berlusconi ed il berlusconismo. Se dunque oggi Mancino e Violante smentiscono loro stessi è perché la situazione è cambiata radicalmente dai tempi della cosiddetta rivoluzione giudiziaria andata avanti dalla prima metà degli anni ’90 fino al “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli degli anni più recenti. Il cambiamento riguarda sia il mondo della politica che quello della magistratura.

Nel primo i contestatori ed i rivoluzionari di un tempo hanno cambiato ruolo e sono diventati i conservatori più accaniti dei nuovi equilibri. Nel secondo la fine dell’egemonia dei Pm ideologizzati ha fatto saltare la unità formale della categoria ed ha trasformato il pianeta delle toghe in un ammasso confuso di gruppi, sottogruppi e singole individualità con in comune solo una incredibile conflittualità. I casi Forleo e De Magistris costituiscono un esempio illuminante del cambiamento avvenuto. Contro di loro si muove quella parte della nomenklatura politica e giudiziaria che ha conquistato posizioni di potere sull’onda della rivoluzione della metà degli anni ’90. Al tempo stesso i bersagli principali delle contestazioni dei due magistrati non sono tanto i politici Mastella o D’Alema, quanto quei settori della stessa magistratura che secondo la Forleo e De Magistris vogliono conculcare la loro indipendenza e la loro autonomia. Altri esempi del genere non mancano di certo. Basti pensare allo scontro lacerante che divide la procura di Palermo tra caselliani e grassiani. Insomma, l’ultimo effetto della rivoluzione giudiziaria è la magistratura in pezzi dove c’è sempre qualcuno “più puro” che tende ad epurare gli altri. E la giustizia? E’ come la pietà nei tempi di guerra. E’ morta.

Farmacisti, difendete la libertà di cura !





• da Libero del 30 ottobre 2007, pag. 1


di Iuri Maria Prado


Ieri il Papa ha ricevuto i cosiddetti "farmacisti cat­tolici" e ha spiegato loro come devono comportar­si quando un cittadino fa richiesta di «prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali co­me per esempio l'aborto e l'eutanasia». Ebbene in tal caso quelli dovrebbero direttamente o indiret­tamente "non collaborare", che è un modo piuttosto obliquo ma sostanzialmente ben riconoscibile per dire che non devono vendergli quei prodotti, o almeno che devono tentare di dissuaderli dal comprarli. Siccome tuttavia si tratterebbe di una vera e propria istigazione a delinquere, mentre il farmacista che la seguisse, per quanto "cattolico", si renderebbe responsabile di un illecito, il Papa ha curato bene di precisare che quella possibilità di "non collaborazione" tro­verebbe riscontro in un diritto riconosciuto. Di quale diritto si tratti, non si sa. E questo significa alterna­tivamente che il Papa ha inteso dotare i cosiddetti farmacisti cattolici di un diritto che essi davvero non hanno, oppure che questa volta l'istigazione è rivolta alla classe politica e alle isti­tuzioni repubblicane e riguarda la pretesa, un tantino illibe­rale, che sul diritto di un cittadino di acquistare un prodotto prevalga il potere del farmacista "cattolico" di rifiutare la ven­dita, magari con tanto di spiegazione sull'immoralità del far­maco richiesto.

In un caso come nell'altro, quel che si dice "interferenza", e non proprio lieve visto che insiste su faccende - la salute dei cittadini - che lo Stato ha il dovere di considerare sottratte a ogni pretesa di trattamento confessionale.

Spiega ancora il Papa, infatti, che i farmacisti, in qualità di "intermediari", debbono svolgere «un ruolo educativo con il paziente per un uso giusto della cura medica e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche sull'utilizzo di un deter­minato farmaco».



In pratica, il farmacista dovrebbe esercitarsi in questo suo ruolo spiegando al paziente che il medico gli ha immoralmente prescritto un farmaco immorale, perché la cura "giusta" è un'altra, eticamente conforme ai convincimenti del farmacista cattolico e di chi ne guida l'opera professionale: il Papa, appunto.

Mentre non è trattata l'ipotesi che l'alternativa alla cura pre­sunta ingiusta sia semplicemente l'assenza di ogni cura. Dettagli. Così come un dettaglio, evidentemente, è considerato il diritto dei cittadini di trovare nel farmacista il soggetto che la legge (per quanto, ancora?) autorizza a vendere certi prodotti, non certo una ambigua quanto usurpata figura di "educato­re".

Specie se questa educazione si appoggia su criteri forse in­discutibili in Chiesa, ma che nessuno dovrebbe permettersi dì riproporre e imporre in un esercizio commerciale, che non è un luogo di dottrina.

venerdì 26 ottobre 2007

La mattanza Birmana


Questa orribile foto ,anche se molto cruda rende meglio l'idea di quello che sta succedendo in Birmania:

1) Vergogna della giunta, che diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma foto come questa accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila.

2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone.

3) Vergogna per l’Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l’Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati.

W.O.

Bordello Italia!


In queste ore il teatrino della politica offre uno spettacolo che va oltre ogni fantasia.Non c'e giorno che passi che non vi sia un colpo di scena.

Due giorni fa e' stato il caso della Vigilanza Rai, dove all'unanimita' e' passata una mozione del radicale Beltrandi (uscito dalla foresta degli "ultimi giapponesi" di Prodi) che chiede le dimissione del presidente Petruccioli,vendicandosi del pochissimo spazio in Rai concesso a Pannella, sulla Moratoria della pena di morte: il documento e' stato votato dalla CdL , dall'IdV e dall'Udeur (questi ultimi tanto uniti in Vigilanza Rai ,quanto divisi sono i loro leader, dopo il caso De Magistris),mentre il resto dell'Unione era uscito dall'aula.Sempre due giorni fa e' stato affondato in CdM ,il demagogico pacchetto sicurezza, prima dato come approvato, poi rimandato.Per non parlare della pessima figura del governo sul ddl Levi-Prodi ,che dopo le forti polemiche di Grillo e del "mondo dei blogger", in tutta fretta e' stato sconfessato dal ministro Gentiloni e da chi l'aveva approvato in CdM , come la Bonino e Di Pietro.

Ma veniamo a ieri....al Senato durante le votazioni sul decreto collegato alla Finanziaria,, tra scambi di accuse e sospetti reciproci, la maggioranza (o quello che ne rimane) e' andata sotto ben sette volte.D'altronde non era difficile visto che l'Unione poteva contare solo di due voti in piu, grazie ai senatori a vita Colombo e Montalcini.Ma a far cadere il fragile castello di carte della maggioranza, ci hanno pensato i senatori comunisti Rossi e Turigliatto, i 3 Diniani e l'Italia dei valori sempre in combutta con i nemici dell'Udeur.
Tra l'altro la settima sconfitta del governo e' molto grave, perche l' emendamento dell'ex Prc Rossi, (approvato con il voto della Cdl), che raddoppia il bonus per gli incapiendi, attingendo dai depositi dormienti , fa saltare tutti i conti del decreto ,che adesso dovra' essere modificato alla Camera, per poi tornare nuovamente in Senato.

Si conclude cosi la giornata politica di ieri, con gli insulti ai problemi deambulatori della Montalcini da parte della Lega ,il sangue al naso dell'Ulivista Zavoli che non lasciava l'Aula per evitare crolli,e la mitica frase del senatore Polito:"Qui non ci sono le sette "puttane" di cui parla Berlusconi, c'è uno sputtanamento generale"!

Infine con il richiamo minaccioso di ieri sera ai partiti che compongono la sua riottosa maggioranza , Prodi ha anche lasciato intendere che nel prossimo futuro se il governo cadra', ognuno sara' messo dinnanzi alle proprie responsabilita' .Il premier non si e' arreso, in un certo senso pensa anche lui al domani e se esiste un vertice istituzionale, formato da Napolitano,Bertinotti e Marini, che pensa ad un governo tecnico di transizione , il professore vuole ricordare che lui e' ancora un interlocutore perche depositario di un mandato elettorale che non puo essere ignorato.

Guarda caso proprio quello che sosteneva ieri sera Berlusconi, quando parlava di "Costituzione materiale", di premier eletto dal popolo e non sostituibile con un governo tecnico.

Questo e' il paradosso del bipolarismo italiano dove il premier eletto dal popolo e scalzato dalla sua maggioranza e dal palazzo, trova nel suo acerrimo nemico un insperato difensore.Tutto questo mentre il paese e ' sempre piu distaccato da una politica vittima dei suoi rigidi schemi ,che non riesce a trovare il modo di rinnovarsi.


W.O.

martedì 23 ottobre 2007

Capezzone: e' ora di votare

Roma, 23 Ottobre 2007 – AgenParl – : E' sempre più chiaro che il Governo è politicamente morto. Serve solo un coroner che accerti il decesso”. Così Daniele Capezzone, promotore di Decidere.net, presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera.
Ora – prosegue Capezzone – occorre evitare manovre dilatorie, governicchi e lunghe attese, funzionali solo a chi vuole impedire agli italiani di potersi pronunciare. Mi pare quanto mai saggio e opportuno andare al più presto a nuove elezioni. Tutto il resto sarebbe agonia e/o accanimento terapeutico”.

domenica 21 ottobre 2007

VON HAYEK, TORNA IL GRANDE LIBERALE CON CUI L' ITALIA NON VUOLE FARE I CONTI


di PIERO OSTELLINO dal CORRIERE DELLA SERA del 14/10/07

Gli italiani hanno un forte pregiudizio nei confronti del liberalismo semplicemente perché non lo hanno mai conosciuto e non sanno che cosa sia. Non abbiamo avuto la Riforma protestante, che ha aperto la strada al concetto di responsabilità individuale. Siamo figli di tanti cattivi padri. L' Illuminismo razionalista francese che - a differenza di quello empirico scozzese di David Hume e Adam Smith - ha imprigionato il processo sociale nella gabbia della Ragione e mira alla sua prevedibilità e al suo controllo. L' Idealismo tedesco, che ha subordinato la libertà, e le istituzioni del costituzionalismo, allo «Spirito della Storia» e per il quale essere liberi significa accettare, adattarsi e sottomettersi alle sue variabili leggi. Razionalismo e Idealismo hanno gettato le basi dei grandi totalitarismi del XX secolo. Il positivismo giuridico, che ha sostituito al Diritto la legislazione la quale è, insieme, dittatura della maggioranza - la volontà generale di Rousseau, denunciata da Tocqueville e da Constant - e mortificazione dell' universalità della Legge attraverso l' arbitrio legislativo di cambiare le leggi secondo convenienza da parte di chi, di volta in volta, conquista il potere. Infine, gli intellettuali del secondo dopoguerra, muse cortigiane del «nuovo Principe» gramsciano per viltà morale e per convenienza politica, che hanno bloccato per decenni la pubblicazione dei classici del liberalismo contemporaneo da parte delle case editrici per le quali lavoravano. Così, anche ora che tutti si dicono liberali, i diritti di libertà individuali sono sinonimo di egoismo, che farebbe il danno di una «collettività» non meglio identificata, come se la collettività non fosse una pluralità di individui; la libertà economica è sinonimo di sfruttamento dellìuomo sull' uomo, mentre è una manifestazione delle libertà individuali, che trovano i loro limiti nel diritto di ognuno a goderne nella stessa misura; il mercato è assimilato allo stato di natura, mentre è un processo di individuazione e soddisfacimento degli interessi di tutti. La libertà liberale non è anarchia, ma si sostanzia e si manifesta all' interno di un quadro normativo perché è anche un concetto giuridico, non solo politico o economico. Godiamo delle libertà individuali, che attribuiamo alla democrazia, mentre esse sono figlie del liberalismo. Che è il costituzionalismo, lo Stato di diritto, il governo della Legge. Dei pregiudizi nei confronti del liberalismo - la sola dottrina dei limiti del potere, quale esso sia, politico, economico, sociale, ideologico - fa giustizia questa bella edizione, tradotta e curata da Lorenzo Infantino, di uno dei capolavori del pensiero politico del ' 900, La società libera di Friedrich A. von Hayek. Il liberalismo, ricorda Hayek, muove dal riconoscimento dei limiti della conoscenza umana, della dispersione della conoscenza di tempo e luogo e, quindi, della fallibilità degli uomini. Perciò nessuno può pretendere di essere depositario di un punto di vista privilegiato e di imporlo agli altri, bensì tutti dobbiamo poter concorrere liberamente a scoprire e a proporre punti di vista diversi e alternativi. Solo il mercato e la concorrenza - anche, ma non solo, economica - provvedono a mobilitare e valorizzare tali risorse e tali opportunità che concorrono tutte, e inconsapevolmente, a creare la «Società libera». La libertà liberale è, dunque, non impedimento, assenza di costrizione, è la sfera entro la quale ciascuno può agire senza essere ostacolato da altri. E' «libertà negativa», «libertà da», che un altro grande pensatore liberale, Isaiah Berlin - nel celebre saggio sui «Due concetti di libertà» - ha contrapposto alla «libertà positiva» democratica, la «libertà di». Non ci sarebbe, del resto, libertà democratica, «libertà di partecipazione», senza libertà liberale, «libertà dalla costrizione» con tutto il suo patrimonio di diritti individuali, di coscienza, di parola, di associazione. Inoltre, nel passaggio dall' empirismo liberale - l' individualistica aspirazione dell' uomo a essere padrone dei propri sentimenti, dei propri desideri, delle proprie emozioni, della propria vita - al razionalismo democratico, l' aspirazione dell' uomo a vivere secondo Ragione, il rischio è di passare dalla Libertà all' Obbedienza nei confronti di chi meglio di noi sa che cosa sia la vita «buona», come agire virtuosamente. Nel binomio democrazia-liberale, è più importante l' attributo «liberale» del sostantivo «democrazia». Hayek ci aiuta a non dimenticarlo.

giovedì 18 ottobre 2007

Con W alla Cdl serve un`idea di fresco conio. Per esempio la flat tax !



di Daniele Capezzone (Il Foglio, 18/10/2007)




Non sottovalutare la NFV, Nuova Fase Veltroniana

Al direttore - Non troppo tempo fa, in occasione del lancio di non so più quale romanzo di Walter Veltroni, una nota scrittrice, in una indimenticabile - chiamiamola così recensione, non ebbe remore né scrupoli, e fece i nomi di Pirandello e Musil: anche il Corriere della Sera non ebbe remore né scrupoli, e pubblicò tutto in bella evidenza. Figurarsi se, dopo le primarie di domenica scorsa, qualcuno avrà remore o scrupoli, ed eviterà di fare i nomi di Blair o di Sarkozy. Fuor di scherzo, dopo l`indubbio successo numerico delle primarie di domenica, non occorre troppa fantasia per comprendere quale sarà la strategia di Veltroni: creare, sia pure in modo (apparentemente) morbido, una nettissima cesura di immagine rispetto all`era Prodi. Alimentare la convinzione che vi sia un "prima" e un "dopo", e che il "dopo" non abbia nulla a che vedere con i diciassette mesi diciassette di uno dei governi più screditati della storia della Repubblica. Invano, quindi, si chiederà conto a Veltroni delle attività o dei misfatti del governo: Veltroni agirà tamquam Prodi non esset, come - cioè - se vi fosse una sorta di estraneità tra il Partito democratico e la vecchia compagine governativa. Si pensi al pasticciaccio del welfare: in questi giorni, Veltroni è riuscito a non pronunziare una sola parola sull`argomento. Il resto del compito sarà affidato alle "recensioni". Gli editorialisti "giusti" sapranno ogni giorno cogliere le sgrammaticature e gli svarioni di Prodi (che, effettivamente, si fanno sempre più imbarazzanti: e solo qualche "ultimo - o penultimo - giapponese" sembra non accorgersene), e contemporaneamente sapranno illuminare i tratti innovativi, perfino di rupture, della NFV (Nuova Fase Veltroniana). Veltroni stesso alimenterà questo corso delle cose: e - credo - si permetterà molto presto il lusso di qualche intervento assai meno vago, fumoso ed evasivo, rispetto a quanto detto finora (peraltro, se venisse qualche proposta interessante, sarebbe un bene per tutti, ovviamente). E comunque, alla luce di tutto questo, c`è da scommettere su una consistente crescita, anche nei sondaggi. del Pd. Aggiungiamo che pezzi consistenti dell`establishment italiano, a propria volta convintisi dell`impresentabilità del governo Prodi, sono entrati nell`ordine di idee di liquidarlo. Ma, nello stesso tempo, mossi da un`incancellabile ostilità nei confronti di Silvio Berlusconi, sono pronti a tutto pur di evitare elezioni subito, e spingono per un governicchio destinato a durare più di qualche mese. Dopo di che - è la loro speranza, ma anche il loro obiettivo -, passato almeno un annetto, Berlusconi potrebbe essere meno avvantaggiato di oggi, Veltroni sarebbe certamente cresciuto in immagine e nei numeri, e - allora - potrebbe nascere una "cosa nuova", più o meno da presentare come liberale e riformatrice, pronta ad allearsi con Veltroni, in nome del "nuovo conio", e allo scopo di scongiurare il ritorno dell`odiato Cavaliere a Palazzo Chigi. E` per questo che il centrodestra, a mio avviso, farebbe bene a non sottovalutare gli eventi in corso. Ed è per questo che non dovrebbe soltanto adagiarsi sulla pessima prova di governo dell`attuale centrosinistra, ma avrebbe il dovere di mettere in campo alcune idee forza, alcuni obiettivi concreti, qualcosa che possa ricreare un “mainstream". Proprio Blair e Sarkozy ci hanno insegnato che il punto non è scegliere una "collocazione" centrale o centrista nella cartografia politica, quanto piuttosto definire un`agenda, stabilire di cosa parlare (e su cosa far parlare gli avversari), scegliere il terreno lessicale e contenutistico di gioco. Nel nostro piccolo, noi di Decidere.net abbiamo offerto a tutti 13 questioni concrete, a partire da una rivoluzione fiscale possibile: il passaggio in cinque anni a una fiat tax del 20 per cento. E abbiamo già chiarito, con cifre e dati, che questo obiettivo apparentemente irraggiungibile è - invece - lì, a portata di mano. Ciascuno comprende cosa significherebbe affrontare una campagna elettorale con un simile elemento di forza dalla propria parte. Ma anche al di là delle nostre proposte, resta - per tutti - l`esigenza di non "attendere", di mettere in campo progetti convincenti (e coinvolgenti!) di trasformazione dell`esistente. Nel `94 Berlusconi sconfisse la "gioiosa macchina da guerra" perché seppe creare una situazione nella quale a lui poteva essere assegnata la patente di "nuovo" e di "riformatore", e agli altri quella di "conservatori". Occhio: perché la "gioiosa macchina da guerra" si sta ricostituendo, e - stavolta - il pilota, abile come pochi altri, sta anche cercando di procurarsi la patente "giusta".

mercoledì 17 ottobre 2007

Il video dell'incontro a Bologna del 15.10.07 con Daniele Capezzone

Lunedi' 15 ottobre si e' svolto il primo incontro bolognese di Deciderebologna con Daniele Capezzone.
Il nostro ospite ha introdotto i contenuti del network Decidere.net. Ampio spazio e' stato dedicato in apertura alla proposta della tassa piatta al 20% ed ai meccanismi di sostenibilita' tramite una graduale introduzione dell'aliquota unica in cinque anni. Sono stati citati i positivi risultati ottenuti dagli altri paesi europei che hanno avuto il coraggio di adottare un'imposta unica di tal genere, e si e' sottolineato come dopo il lancio del network ancora non si siano registrate prese di posizione di netto segno contrario da parte delle altre forze politiche, dal che la possibilita' ancora apertissima di un confronto, di un dialogo e, perche' no, di una convergenza su questa importante ipotesi di riforma fiscale.
Non positivo il giudizio sulle primarie, stante la totale assenza di contenuti dal dibattito che le ha accompagnate.
L'On capezzone ha poi confermato il proprio appoggio al referendum, rimarcandone l'opportunita' al fine di migliorare l'attuale sistema elettorale, seppur con un risultato che sarebbe a sua volta ampiamente migliorabile.
Numerosi altri sono stati i temi trattati, che potrete ascoltare direttamente dalla voce di Daniele Capezzone nel video qui postato.
video

martedì 16 ottobre 2007

Primarie. Capezzone: fuori luogo il trionfalismo di Veltroni e Prodi






"Fa impressione il vuoto programmatico. I contenuti dove sono?". Così Daniele Capezzone, commenta l'esito dell'elezione del segretario del Partito Democratico."Va bene: la partecipazione alle primarie è stata elevata (anche se non so se si sia davvero trattato di 3 milioni e passa di partecipanti). Ma il trionfalismo di Veltroni e quello di Prodi (che cerca come può di mettere anche il suo cappello sull'operazione) mi sembrano francamente fuori luogo. Dove sono i contenuti? Possibile che, in tre mesi di campagna, non sia emersa una proposta chiara e comprensibile sulle tasse, sulle pensioni, e sugli altri temi scottanti su cui si gioca il futuro del paese?"
"Fa impressione questo vuoto programmatico, e preoccupa che si cerchi di colmarlo solo con operazioni mediatiche, festaggiamenti e autocelebrazioni. E' qui il segno negativo dell'operazione compiuta finora: una incoronazione priva di risposte chiare sui temi concreti".

domenica 14 ottobre 2007

Primarie: A Veltroni piace vincere facile!


Per prima cosa definirle primarie e' offensivo per chi le pratica veramente , gli Stati Uniti, dove la competizione e' reale.


Il congresso allargato che si svolge oggi tra gli iscritti e simpatizzanti dei due partiti principali del centro sinistra per l'elezione del loro segretario,come e' gia successo per l'incoronazione di Prodi come leader e candidato Presidente del Consiglio,sono una bufala, un dolce film politically correct, di quelli che piaciono tanto a Veltroni.


Hanno cercato di "vendere" questa kermesse,come una consultazione aperta ai giovani e alla societa' civile e alle donne.In realta questi sono stati esposti nelle liste come feticci, in una infornata di candidati di partito e burocrati di professione.Come quando nelle squadre di calcio vigeva la regole dei tre "stranieri" prima della sentenza Bosman.


Una votazione senza Rutelli,Fioroni,Parisi, D’Alema, Fassino e Bersani, e con il solo Veltroni candidato vero, è come il campionato dell’anno scorso, senza la Juventus e con Milan, Fiorentina e Lazio penalizzate.


Quindi a cosa servono queste "primarie"? Servono senza dubbio, per dare fiato al governo spompato di Prodi, per rinsavire l'offuscata immagine del centrosinistra e cercare di riaquistare consenso...Ma i fatti parlano , i sondaggi danno il Pd al 27%, meno della somma dei due partiti messi insieme.

Quindi non facciamoci impressionare questa sera dalle facce festanti per l'alta affluenza , cio che conta e' il voto di tutti i cittadini italiani !


W.O.







sabato 13 ottobre 2007

15 ottobre 2007 Conferenza stampa di Daniele Capezzone a Bologna

Bologna - Caffe' della Corte in Corte Isolani (tra Strada Maggiore e Piazza S. Stefano)
15 ottobre 2007 ad ore 11.30
Conferenza stampa di Daniele Capezzone per la presentazione in citta' del network Decidere.net

Cari amici, Vi segnaliamo l'importante appuntamento pubblico di lunedi' prossimo con Daniele Capezzone a Bologna, per la presentazione del network Decidere.net.
Invitiamo tutti i simpatizzanti ed anche i semplici interessati a partecipare: iniziamo a far sentire forte anche nella "sinistra" Bologna la voce della nuova alternativa liberale e liberista, contro i privilegi e per il merito, per la liberta' dell'individuo e contro lo stato onnivoro, per combattere la nuova poverta' con lo sviluppo e la creazione di nuovi posti di lavoro.
A lunedi' prossimo allora!
L'iniziativa e' organizzata da Deciderebologna; ci potrete contattare per qualsiasi informazione, per preannunciare la vostra partecipazione, per aderire al gruppo bolognese e partecipare anche in futuro alle nostre attivita' ed iniziative, al seguente indirizzo: deciderebologna@gmail.com
S.A.

Protocollo Welfare:Dopo le modifiche, la sinistra radicale suggella l'ennesima vittoria


Nonostante il premier Prodi continui a smentire, che nel protocollo Welfare non ci siano modifiche. Letta afferma che le parti sociali verranno riconvocate a causa delle proteste di Cisl e Confindustria.

Le modifiche ci sono state e sono anche importanti e strutturali ,sono principalmente tre: la prima riguarda l'innalzamento del tetto delle pensioni anticipate, per i lavori "usuranti".In pratica da una parte si innalza,seppure ritardandola di qualche anno rispetto allo "scalone", l'età del pensionamento, dall'altra si apre a un numero indefinito di eccezioni.

La seconda modifica riguarda i contratti a termine, dopo i primi 36 mesi e' previsto un solo rinnovo, "da stipulare davanti ad un esponente sindacale delle sigle più rappresentative",con il serio rischio di rendere piu rigidi i contratti di lavoro a tempo determinato.

La terza modifica introduce l'ennesima cassa integrazione ,estesa ai lavoratori delle aziende in difficolta' per "crisi ambientali".

Tutto cio avviene in un clima di commissariamento della democrazia parlamentare determinatasi con la concertazione corporativa del protocollo prima e del referendum sindacale poi, umiliando il Parlamento e riducendolo in mera Camera di ratifica.

Ora facciamo un giochino....Qual'era il ministro che aveva minacciato qualche giorno fa, di non sentirsi piu vincolata ad un accordo di compromesso accettato per spirito di coalizione , in caso di modifiche al protocollo welfare?


W.O.

Perche il Nobel ad Al Gore?


Dopo l'Oscar, il Nobel e sempre per lo stesso motivo... essere il paladino del politically correct,sopratutto da quando subi'la bruciante sconfitta presidenziale contro George Bush.

Il nome di Al Gore, oggi è legato alla battaglia ecologista contro il riscaldamento globale. “An Inconvenient Truth”, il film che lui definisce un documentario e' infarcito di stereotipi politicamente corretti di un ambientalismo datato,che preferisce cavalcare la paura del degrado ambientale ,con soluzioni propagandistiche,costose e inefficaci,piuttosto che combatterlo in modo razionale e scientifico.

Ma ritornando ad “An Inconvenient Truth”, il Nashville Electric Service ci ha fatto sapere, che la casa di Al Gore, venti camere da letto, tre saloni, piscina coperta e scoperta, consuma più elettricità in un mese di quanto una famiglia americana media ne consumi in un anno.In barba all'appello che egli stesso promuove nel suo documentario per ridurre il consumo di elettricita nelle case.

Il New York Times, quotidiano certo non ostile ai movimenti verdi e al partito democratico, si è sentito in dovere di dar voce agli scienziati, i quali hanno denunciato le numerose inesattezze, semplificazioni, esagerazioni, falsità presenti nel lungometraggio.Infine pochi giorni fa è toccato all’Alta Corte di Londra “censurare” l’incompletezza e la faziosità di “An Inconvenient Truth”, poiché “alcune delle affermazioni del documentario non sono supportate da evidenze scientifiche"

Ma il nostro Al cosa ha fatto per per la pace? Semplicemente nulla, anzi negli anni in cui era vicepresidente degli Stati Uniti fu l'ispiratore dell'Iraqi Liberation Act sul cambio di regime, contribui senza problemi alla decisione per il bombardamento del Kosovo, ed ogni volta aveva calcato la mano per la scelta militare durante la presidenza Clinton.

Il Nobel glie lo hanno dato ugualmente ,che male c'e? tanto se ci pensate, lo hanno dato persino ad Arafat!


W.O.

venerdì 12 ottobre 2007

L'altra Casta....


In Italia esiste anche un'altra casta, quella con la toga ,che guadagna in media il 30% in piu dei colleghi europei(un magistrato italiano percepisce in media 101 mila euro lordi l'anno)e che allo Stato costa un miliardo di euro all'anno.

Per tutta risposta la casta della magistratura in cambio ci da processi lumaca che
viaggiano alla velocita'di 887 giorni per un giudizio di primo grado civile e 630 giorni per un procedimento penale davanti al tribunale!


W.O.

W scivola sull'indulto

• da Il Foglio del 11 ottobre 2007, pag. 3


L’idea, del tutto infondata, secondo la i quale se non ci fosse stato l'indulto l'Italia sarebbe un paradiso di sicurezza è stata propagandata demagogicamente, soprattutto dagli ambienti giustizialisti e dell'estrema destra. Si tratta di una colossale sciocchezza, visto che l'indulto ha ridotto ai massimo di due anni le pene, il che significa che molti dei beneficiati sa­rebbero comunque liberi già oggi e tutti nel giro di un anno. La recidività dei rea­ti non è più alta tra i beneficiari della misura di clemenza rispetto alla media generale, mentre la condizione insoppor­tabile delle carceri sovraffollate sarebbe diventata ancora più esplosiva. Se è comprensibile che a sostenere la campagna retroattiva contro l'indulto siano gli esponenti delle forze politiche che non l'hanno votato, appare piuttosto illogico (e anche autolesionista) l'atteggiamento assunto da Walter Veltroni, che, dopo aver aderito alla marcia dei Radicali pro amnistia e pro indulto del Natale 2005, si è iscritto nella poco commendevole lista dei pentiti della clemenza. Naturalmen­te è lecito, anche in questa materia, cambiare opinione, ma un leader quando lo fa ha il dovere morale di spiegarne le ra­gioni e Veltroni invece di farlo ha alluso genericamente a "conseguenze" negati­ve dell'indulto, senza un riferimento a dati concreti. Si può quindi ragionevol­mente sospettare che quel che preoccu­pa davvero il sindaco di Roma è la per­cezione negativa che quella misura ha suscitato in vasti settori della popolazione. A quelle preoccupazioni è giusto da­re ascolto, perché esprimono una sensa­zione di insicurezza, particolarmente av­vertibile nelle grandi città. La risposta, però, deve consistere in azioni concrete per la difesa dei cittadini, non nell'accodamento a un senso comune che, in que­sto caso, ha poco a che vedere con il buon senso. Ci sono misure impopolari ma necessarie che un leader deve saper assumere e difendere, e l'indulto è una di queste. Criticarlo un anno dopo la sua promulgazione non serve in ogni caso a niente, se non ad alimentare uno spirito di intolleranza verbosa e inconcludente, che fa spesso il paio con la transigenza pratica, altrettanto dannosa.

domenica 7 ottobre 2007

Padoa Schioppa: "Le Tasse sono bellissime"


Cosi' ha affermato il ministro dell'Economia intervenendo su Rai3 nel programma "In Mezzora" condotto da Lucia Annunziata.




Daniele Capezzone, promotore di Decidere.net e presidente della commissione Attività produttive della Camera, osserva che «dopo aver insultato qualche milione di giovani italiani trattati, grosso modo, come un branco di ragazzini che faticano a staccarsi dalla mamma, il ministro Padoa-Schioppa afferma che le tasse sono 'una cosa bellissima'. Non si sa cosa pensare: forse una gaffe, l'ennesima, forse una beffa crudele ai danni dei contribuenti, forse molto semplicemente il fatto che Tommaso Padoa-Schioppa ha perduto il contatto con la realtà del Paese che dovrebbe governare. Un ministro o un marziano a Via XX Settembre?».

«È una frase rivelatrice della cultura e della mentalità di questo governo, che vede nell'imposizione fiscale una sorta di misura salvifica rispetto al peccato commesso da chi guadagna con il suo lavoro o la sua impresa», commenta Fabrizio Cicchitto.


W.O.

"Portiamo con noi Dini e Capezzone.Cosi' nascera' il nuovo Polo Liberale"




sabato 06 ottobre 2007

di Antonio Signorini (Il Giornale, 06/10/2007)

da Roma - Liberali al lavoro per fare «massa critica» nel centrodestra. Il progetto è ancora in divenire e Adriano Teso, industriale da sempre impegnato in politica e in Confindustria, non vuole entrare nel dettaglio. Quello che è certo, spiega, è che c`è un`area ampia che va dai Capezzone ai Riformatoriliberali di Benedetto della Vedova fino al Pli e al Pri, alla ricerca di un minimo comune denominatore. Che per il momento è la critica alla finanziaria del governo Prodi. C`è veramente uno spazio politico in quest`area? «C`è tutto un mondo liberale che non ha.trovato collocazione. Capezzone si sta muovendo perché ha capito che la sinistra non è la sua casa. Ma ci sono anche il Pli e il Pri che hanno sempre estimatori, poi i Riformatori liberali. Insomma un popolo liberale che non vede una soluzione nella Brambilla. Che pensa che Silvio Berlusconi sia un grande personaggio, ma, sa anche che Forza Italia non può canalizzare questa, energia. Questa gente ora vuole dire la propria e mettersi insieme per fare massa critica».
Quindi mani libere anche per quanto riguarda la collocazione nei due poli? «Chi in questo momento sta esprimendo una politica più liberale è certamente il centrodestra».
E Lamberto Dini è parte di quell`area? «Per ora no, ma io credo che il Partito liberaldemocratico che ha presentato con Zanone ha scelto una strada che inevitabilmente si ricollegherà con quella degli altri liberali. Una formazione di questo tipo permetterebbe di attirare gli elettori che in passato sono andati al centrosinistra solo perché non si riconoscevano in Berlusconi».
Non è liberale Berlusconi? «Come mi ha detto in uno dei nostri incontri, lui è più liberale di me. Ma è soprattutto il capo di una coalizione e deve tenere conto delle esigenze di tutti. Ragionamento ineccepibile. Sta a noi trovare una voce solamente liberale e farla pesare nella coalizione». Se doveste fare un programma economico da dove comincereste? «Già lo facciamo con il centro studi Sam Quilleri. L`evasione fiscale, che va recuperata. Siamo i primi a non volere la concorrenza sleale degli evasori. Però poi ci troviamo di fronte a uno Stato terribilmente costoso che ci mette fuori gioco nella concorrenza internazionale. Paesi con solide tradizioni socialiste hanno sentito la necessità di abbassare le pressione fiscale sia sulle imprese sia sui cittadini. E mi sembra che la finanziaria non vada in questa direzione. Altre priorità sono energia e infrastrutture. Penso anche a un sussidio di disoccupazione universale e graduato che sostituisca gli ammortizzatori sociali. E poi gli orari di lavoro».
Argomento delicato per un governo. «Ho l`impressione che su questi temi ci sia un forte desiderio di dirigismo. Invece basterebbero poche regole lasciando il resto ad accordi tra le parti. Vede, si pensa al liberalismo come all`assenza di regole. Invece il liberalismo è per un sistema economico che produca ricchezza e metta al centro i diritti della, persona. Ma fa anche socialità. Perché solo se ci sono le risorse si riescono a fare vere politiche sociali a favore delle persone deboli».

lunedì 1 ottobre 2007

Riunione di deciderebologna 8 ottobre 2007 ad ore 21.00

Amici, per motivi organizzativi abbiamo rimandato la riunione di Deciderebologna, gia' fissata per il 4 ottobre 2007, al successivo lunedi' 8 ottobre 2007 sempre alle ore 21.00 e sempre in via S. Stefano 43, Bologna.
La riunione e' pubblica ed anzi invitiamo tutti i simpatizzanti di Decidere a partecipare per organizzare al meglio anche nella nostra citta' l'attivita' di supporto al network.
Ricordiamo che il 15 ottobre, di mattina (vi forniremo luogo ed ora esatta non appena possibile) Daniele Capezzone sara' a Bologna per tenere una conferenza stampa di presentazione del network decidere.net; anche in quell'occasione vi invitiamo ad essere presenti.




WELFARE. CAPEZZONE: MALE FERRERO,MALE ANCHE LA BONINO



Riguardo la polemica sul pacchetto pensioni e welfare tra il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero e il ministro del Commercio internazionale Emma Bonino, Daniele Capezzone sorride amaramente: la Bonino difende il protocollo «come se fosse una frontiera liberale, ma sulle pensioni contiene norme assurde e contro i giovani».
«Se non parlassimo di cose maledettamente serie, ci sarebbe quasi da sorridere del cosiddetto "scontro" tra i ministri Ferrero e Bonino. Il primo fa il suo mestiere di comunista, e propone soluzioni assurde, antistoriche. Ma anche la seconda non può meritare alcun plauso. Intanto, ha taciuto e votato la finanziaria in Consiglio dei ministri. E ora, sul welfare, difende lancia in resta quel protocollo come se fosse una frontiera liberale.
Invece, quel protocollo, specie sulla parte pensionistica, contiene norme illiberali e contro il fututo del paese. In particolare, si abbassa l'età pensionabile (anziché alzarla come avviene in tutto il mondo), si crea un'esigenza di 10 miliardi di euro, e si fa pagare il conto ai giovani. Infatti, 3,6 miliardi di quei 10 sono messi a carico dei lavoratori parasubordinati, a cui vengono alzati i contributi previdenziali. Morale: un ragazzo o una ragazza cocopro dovranno versare un quarto del loro stipendio in contributi per consentire il pagamento della pensione ai 58enni (che poi si metteranno a lavorare in nero...). Tutto ciò è assurdo, ed è una eloquente testimonianza della crisi italiana che lo "scontro" nella maggioranza sia tra chi vuole tenersi questa cosa già indecorosa (la Bonino) e chi vorrebbe peggiorarla ancora (Ferrero). E' l'ora che questo Governo vada a casa».

E Capezzone rilancia: tassa al 20% per tutti ecco come si può fare

Domenica 30 settembre 2007 - di Guido Mattioni (Il Giornale, 30/09/2007)
L'anima "liberal" dell'Unione da Milano - Questa Finanziaria «è un provvedimento debole, debolissimo, di pura sopravvivenza per il governo; e sul piano fiscale di un minimalismo omeopatico che non serve a nulla e a nessuno». Usa il suo abituale tono pacato ma tagliente, Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera. Ma quelli che fa piovere sulla stessa maggioranza di cui fa parte sono autentici macigni. «Il Paese ha bisogno di uno choc fiscale capace di farci voltare pagina», aggiunge. L`esponente della Rosa nel pugno è salito ieri a Milano per presentare nella capitale economica il suo network di pensiero liberale Decidere.net insieme con il progetto di una flat tax, ovvero di una tassazione dei redditi con aliquota unica del 20%. Progetto che, come spiega l`onorevole Antonio Martino, «costituisce un`idea semplice, accattivante, facile da capire e che tra l`altro era già nel programma di Forza Italia del `94. Un progetto non utopico, non velleitario. Un progetto, insomma, che si può fare. E se non da noi, da chi? E se non ora, quando?», si domanda (e domanda) l`ex ministro inglobando nel duplice interrogativo l`implicito auspicio di una rapida fine dell`attuale governo. La risposta? Un prolungato ed entusiastico applauso. Le cifre della fattibilità le fornisce lo stesso Capezzone, spiegando come il costo del passaggio in un quinquennio a una tassazione con aliquota unica del 20% potrebbe essere coperto da un taglio della spesa pubblica dell`1% annuo, al netto della spesa per investimenti e interessi sul debito, con una riduzione della spesa pubblica complessiva, in rapporto al Prodotto interno lordo, dello 0,4% annuo, pari al 2% in cinque anni, ovvero dal 51% al 49%. Secondo Capezzone, infatti, «solo un`aliquota inferiore al 23% andrebbe a beneficio di ciascun contribuente», per arrivare così gradualmente all`auspicata flat tax del 20%. Il costo annuo di questa rivoluzione fiscale, che si gioverebbe peraltro del «verosimile recupero di gettito derivante dall`emersione di nuova base imponibile», sarebbe di 36 miliardi di euro, calcola l`esponente radicale. Che fornisce ovviamente anche la risposta con cui tappare la bocca ai tanti cacadubbi - infarciti di ideologia quanto privi di fantasia - sempre pronti a obiettare come farebbe il Paese a permetterselo. La ricetta è un mix tra diverse possibili voci di copertura. Dall`abolizione di Province e Comunità montane (escluse le spese per il personale) si ricaverebbero oltre 6 miliardi di euro annui dal 2008; 14,5 sarebbero quelli che dalla stessa data avanzerebbero grazie all`abolizione dei trasferimenti alle imprese. Ma è soprattutto sulla pubblica amministrazione che il network di Capezzone propone di intervenire con maggiore decisione. Il blocco del turn over del personale darebbe 12,5 miliardi annui dal 2009; la moratoria della contrattazione nel pubblico impiego ne varrebbe 9, a cui se ne potrebbero aggiungere 3 grazie allo sfoltimento del 70% delle consulenze esterne e ulteriori 6 - sempre annui - dalla risoluzione dei rapporti d`impiego precari. Cifre alle quali vanno anche sommati i vantaggi contabili derivanti dall`innalzamento a 65 anni dell`età pensionabile per tutti: ovvero 1 miliardo nel 2011 che a partire dal 2018 si tradurrebbe in una cifra annua di 7 miliardi. Una ricetta, insomma, quanto mai liberale. Forse troppo, in un Paese dove «liberalismo» è parola poco conosciuta. Nonché, da sempre, merce ancor più rara.