Magistratura lacerata: L'ultimo effetto della rivoluzione.

di Arturo Diaconale
Fanno molto riflettere gli appelli alla sobrietà ed al silenzio dei magistrati lanciati dal Vice Presidente del Csm Nicola Mancino e da un ex magistrato con lunga e significativa esperienza politica come Luciano Violante. Perché sono la dimostrazione più convincente dei profondi cambiamenti che si sono verificati nell’ultimo decennio nei rapporti tra politica e magistratura ed all’interno della magistratura stessa. E’ ormai saltato lo schema dello scontro frontale tra una parte della classe politica e l’intera categoria dei giudici egemonizzata dai Pm d’assalto e sostenuta dalla sinistra in cerca della via giudiziaria. In base a quello schema sia Mancino che Violante evitarono a suo tempo di lanciare appelli di sorta alla sobrietà ed al silenzio dei magistrati. Ed, anzi, avallarono ogni tipo di sortita, esternazione, “pronunciamiento” dei magistrati “uniti nella lotta” inizialmente contro la Prima Repubblica e successivamente contro Silvio Berlusconi ed il berlusconismo. Se dunque oggi Mancino e Violante smentiscono loro stessi è perché la situazione è cambiata radicalmente dai tempi della cosiddetta rivoluzione giudiziaria andata avanti dalla prima metà degli anni ’90 fino al “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli degli anni più recenti. Il cambiamento riguarda sia il mondo della politica che quello della magistratura.
Nel primo i contestatori ed i rivoluzionari di un tempo hanno cambiato ruolo e sono diventati i conservatori più accaniti dei nuovi equilibri. Nel secondo la fine dell’egemonia dei Pm ideologizzati ha fatto saltare la unità formale della categoria ed ha trasformato il pianeta delle toghe in un ammasso confuso di gruppi, sottogruppi e singole individualità con in comune solo una incredibile conflittualità. I casi Forleo e De Magistris costituiscono un esempio illuminante del cambiamento avvenuto. Contro di loro si muove quella parte della nomenklatura politica e giudiziaria che ha conquistato posizioni di potere sull’onda della rivoluzione della metà degli anni ’90. Al tempo stesso i bersagli principali delle contestazioni dei due magistrati non sono tanto i politici Mastella o D’Alema, quanto quei settori della stessa magistratura che secondo la Forleo e De Magistris vogliono conculcare la loro indipendenza e la loro autonomia. Altri esempi del genere non mancano di certo. Basti pensare allo scontro lacerante che divide la procura di Palermo tra caselliani e grassiani. Insomma, l’ultimo effetto della rivoluzione giudiziaria è la magistratura in pezzi dove c’è sempre qualcuno “più puro” che tende ad epurare gli altri. E la giustizia? E’ come la pietà nei tempi di guerra. E’ morta.













